Quante volte hanno attaccato Bitcoin ?

Primavera 2011: dopo aver trascorso i suoi primi mesi di vita gravitando attorno a un valore compreso tra i 20 centesimi e il dollaro, il Bitcoin, improvvisamente, s’impenna: a metà maggio raggiunge quota 8 dollari, il 4 giugno arriva a 15 dollari. Da lì, nel giro di soli quattro giorni, raddoppia ulteriormente il suo valore arrivando a toccare un nuovo record: 30 dollari.

È la prima volta che il Bitcoin viene avvolto dalla FOMO (fear of missing out, la paura di perdere il treno mentre tutti stanno guadagnando alla grande); a cui fa seguito, inevitabile, la caduta. Passa l’estate, passa l’autunno e il Bitcoin continua a cedere valore, giorno dopo giorno, senza dare cenno di ripresa. Il 22 novembre atterra a 2,33 dollari: un calo del 93% rispetto al massimo storico di allora. “È la fine”, si affrettano a dire parecchi esperti mentre gli investitori, convinti di essersi giocati male le loro carte, iniziano a disperarsi. Inesorabili, da più parti, arrivano le voci che gridano allo scoppio della bolla dei Bitcoin.

Peccato che poi il prezzo abbia ripreso gradualmente a salire. Certo, chi aveva comprato al massimo storico di allora ha dovuto aspettare un po’ prima di vedere qualche guadagno; ma all’inizio del 2013 il Bitcoin comincia a correre e il 9 aprile fa segnare il nuovo record: 230 dollari; un incremento di 8 volte rispetto al valore raggiunto il 4 giugno 2011. Di nuovo si scatena la FOMO, e di nuovo – nel giro di una sola settimana – il valore della criptomoneta per definizione precipita, questa volta del 71% e arrivando a toccare i 63 dollari. “Il Bitcoin è morto, la bolla è scoppiata”, si sente urlare da più parti. A fine novembre 2013, però, il Bitcoin raggiunge il suo nuovo record superando per la prima volta quota 1.000 dollari. A questo punto, potete immaginare cos’è successo subito dopo.

Regolarmente, ogni improvvisa impennata è stata seguita da un crollo che ha fatto gridare allo scoppio della bolla, e alla fine del Bitcoin, solo per poi assistere inermi mentre il prezzo ricominciava a salire sempre con maggiore slancio. Per la precisione, il sito 99Bitcoins – che ha un’apposita sezione – ha calcolato che il Bitcoin è stato dichiarato defunto 251 volte. Per fare solo qualche esempio, Wired aveva decretato “expired” la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto (chiunque sia o siano) già nel 2012; quando valeva 13 dollari. “All’apice della sua popolarità, il Bitcoin veniva strombazzato come una possibile alternativa alla valuta per l’epoca di internet”, scriveva all’epoca Jordan Tuwiner. “Poi sono arrivati i malware, il mercato nero e le ambiguità legali” a decretarne l’inevitabile fine.

Se in quei giorni l’autore del pezzo avesse comprato 1000 dollari in Bitcoin, oggi si ritroverebbe in banca circa 640mila dollari. Come dire, c’erano modi più remunerativi di passare il proprio tempo. Anche perché, secondo altri calcoli, in media ogni tre mesi si registra una brusca caduta del valore dei bitcoin che porta tutti a gridare alla morte delle criptovalute.

Non tutti i crolli, però, sono stati seguiti da rapide risalite: il 2014 è il terribile anno dell’hack di Mt. Gox, exchange (le piattaforme di compravendita delle criptomonete) che all’epoca gestiva circa il 70% delle transazioni globali. L’attacco hacker causa la scomparsa nel nulla di qualcosa come 450 milioni di dollari in Bitcoin, provocando un disastro di proporzioni bibliche dal quale, secondo molti, la moneta digitale non si sarebbe più ripresa. Prima dell’attacco, la nostra criptovaluta valeva più o meno 800 dollari: un anno dopo la ritroviamo ancora poco sopra i 200 dollari. Sembrava davvero la fine. Ci sono voluti quasi tre anni perché recuperasse (tra innumerevoli salite e ricadute) il suo valore, ma – indovina un po’? – agli inizi del 2017 il Bitcoin riprende l’arrampicata, supera i mille dollari e comincia quell’incredibile scalata che lo porterà, nel mese di dicembre, a toccare il suo attuale record storico: 19.535 dollari.

Non è sicuro che risalga anche questa volta, anche perché l’argomento è diventato mainstream, quindi probabilmente ha raggiunto la vetta

Più o meno tutti sanno cos’è successo in seguito, il Bitcoin è sceso fino al minimo, toccato pochi giorni fa, di 6.200 dollari, cedendo quasi il 70%. E infatti siamo attualmente alle prese con le cicliche e inevitabili voci di “bolla” e “morte del Bitcoin” (e di tutte le alt-coin che, negli anni, hanno invaso il panorama); nel frattempo il mercato sembra essere nuovamente in grado di recuperare e – sebbene i picchi segnati a inizio 2018 siano ancora molto lontani – la storia potrebbe nuovamente ripetersi.

Il condizionale, ovviamente, è d’obbligo; per svariate ragioni: prima di tutto, perché le prestazioni del passato non danno alcuna garanzia sugli andamenti futuri; secondariamente, perché potrebbe anche essere che quel picco di 20mila dollari non venga più raggiunto (soprattutto considerando che, secondo numerosi analisti, il prezzo potrebbe essere stato gonfiato dalle manovre poco chiare dell’exchange Bitfinex) o che ci vogliano anni perché ciò avvenga. Infine perché quanto successo quest’anno non è stato analizzato solo da forum di appassionati e riviste di tecnologia, ma anche dai principali quotidiani e telegiornali del mondo. E quando le cose diventano mainstream, può davvero essere che la vetta sia stata conquistata.

Ci sono però altrettante ragioni per ritenere che questa sia solo un’ennesima fase di passaggio. La ragione più importante riguarda la tecnologia che sta alla base delle criptovalute, la blockchain, che rappresenta una delle innovazioni più promettenti degli ultimi anni e che ha davvero potenzialità rivoluzionarie. Come ha insegnato la bolla delle dot-com, la speculazione può anche essere in grado di gonfiare prima e far poi precipitare i prezzi, ma se la tecnologia alla base è valida (e quella legata al web, a giudicare dal mondo in cui viviamo, lo era decisamente) il valore prima o poi risale.

Prima di dare per morto il Bitcoin per la trecentesima volta, quindi, vale la pena di analizzare i suoi pregi e difetti e di capire se siamo alla fine della bolla o solo all’inizio; e addirittura se davvero di bolla si possa parlare. Negli ultimi giorni, parecchi analisti si sono espressi a riguardo. Nonostante non manchi chi ritiene che la corsa delle criptovalute sia appena all’inizio (anche perché la capitalizzazione totale è di soli 400 miliardi di euro, contro i 6.700 miliardi delle dot.com a inizio 2000), il sentimento dominante sembra essere un altro: il 2018 potrebbe essere l’ultimo anno da “far west” del Bitcoin, durante il quale ci si attende un’ulteriore e ultima fiammata. Una previsione basata sul fatto che, ormai, le regolamentazioni sono dietro l’angolo e le acque potrebbero calmarsi forse già nel 2019; rendendo il mercato delle criptovalute un po’ più stabile e meno folle.

Quello che nessuno sa è quanto il Bitcoin varrà tra un anno: c’è chi pronostica 50mila dollari; chi – come il non troppo affidabile John McAfee – si aspetta che raggiunga un milione di dollari nel giro di tre anni e chi sospetta che quel famoso record dei 20mila dollari non sarà mai più raggiunto. Ma fare previsioni sulle criptomonete fornisce una sola certezza: se anche ci si indovina, è stato sicuramente per puro caso.

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