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Attività lavorativa meritocratica, l’unico limite è l’immaginazione

“Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”

“Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”

 

 

Disciplina della vendita diretta

 

ART. 1.
(Definizioni e ambito di applicazione della legge)
1. Al fini della presente legge si intendono:
a) per “vendita diretta a domicilio”, la forma speciale di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, effettuate tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago;
b) per “incaricato alla vendita diretta a domicilio”, colui che, con o senza vincolo di subordinazione, promuove, direttamente o indirettamente, la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio;
c) per “impresa” o “imprese”, l’impresa o le imprese esercenti la vendita diretta a domicilio di cui alla lettera a).
2. Le disposizioni della presente legge, ad eccezione di quanto previsto dagli articoli 5, 6 e 7, non si applicano alla offerta, alla sottoscrizione e alla propaganda ai fini commerciali di:
a) prodotti e servizi finanziari;
b) prodotti e servizi assicurativi;
c) contratti per la costruzione, la vendita e la locazione di beni immobili.
ART. 2.
(Esercizio dell’attività di vendita diretta a domicilio)
1. Alle attività di vendita diretta a domicilio di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), si applicano le disposizioni di cui agli articoli 19, 20 e 22, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, nonché le disposizioni vigenti in materia di commercializzazione dei beni e dei servizi offerti.
ART. 3.
(Attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio)
1. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio, con o senza vincolo di subordinazione, è soggetta all’obbligo del possesso del tesserino di riconoscimento di cui all’articolo 19, commi 5 e 6, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e può essere svolta da chi risulti in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, del medesimo decreto legislativo.
2. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere esercitata come oggetto di una obbligazione assunta con contratto di agenzia.
3. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere altresí esercitata, senza necessità di stipulare un contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attività in maniera abituale, ancorché non esclusiva, o in maniera occasionale, purché incaricati da una o più imprese.
4. La natura dell’attività di cui al comma 3 è di carattere occasionale sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore a 5.000 euro.
5. Resta ferma la disciplina previdenziale recata dall’articolo 44, comma 2, ultimo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.
ART. 4.
(Disciplina del rapporto fra impresa affidante e incaricato alla vendita diretta a domicilio. Compenso dell’incaricato)
1. All’incaricato alla vendita diretta a domicilio con vincolo di subordinazione si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato dall’impresa esercente la vendita diretta. All’incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione di cui all’articolo 3, comma 2, si applicano gli accordi economici collettivi di settore.
2. Per l’incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione di cui all’articolo 3, comma 3, l’incarico deve essere provato per iscritto e può essere liberamente rinunciato, anche per fatti concludenti con relativa presa d’atto dell’impresa affidante, o revocato per iscritto tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento o altro mezzo idoneo. L’atto di conferimento dell’incarico deve contenere l’indicazione dei diritti e degli obblighi di cui ai commi 3 e 6.
3. L’incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione di cui all’articolo 3, comma 3, ha diritto di recedere dall’incarico, senza obbligo di motivazione, inviando all’impresa affidante una comunicazione, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, entro dieci giorni lavorativi dalla stipula dell’atto scritto di cui al comma 2. In tale caso, l’incaricato è tenuto a restituire a sua cura e spese i beni e i materiali da dimostrazione eventualmente acquistati e l’impresa, entro trenta giorni dalla restituzione dei beni e dei materiali, rimborsa all’incaricato le somme da questi eventualmente pagate. Il rimborso è subordinato all’integrità dei beni e dei materiali restituiti.
4. Nei confronti dell’incaricato alla vendita diretta a domicilio non può essere stabilito alcun obbligo di acquisto:
a) di un qualsiasi ammontare di materiali o di beni commercializzati o distribuiti dall’impresa affidante, ad eccezione dei beni e dei materiali da dimostrazione strumentali alla sua attività che per tipologia e quantità sono assimilabili ad un campionario;
b) di servizi forniti, direttamente o indirettamente, dall’impresa affidante, non strettamente inerenti e necessari all’attività commerciale in questione, e comunque non proporzionati al volume dell’attività svolta.
5. Nel caso in cui l’incarico venga rinunciato o revocato, il tesserino di riconoscimento di cui all’articolo 3, comma 1, è ritirato.
6. In aggiunta al diritto di recesso di cui al comma 3, all’incaricato alla vendita diretta a domicilio è in ogni caso riconosciuto, in tutte le altre ipotesi di cessazione per qualsiasi causa del rapporto con l’impresa affidante, il diritto di restituzione e, entro trenta giorni, alla rifusione del prezzo relativamente ai beni e ai materiali integri eventualmente posseduti in misura non inferiore al 90 per cento del costo originario.
7. L’incaricato alla vendita diretta a domicilio deve attenersi alle modalità e alle condizioni generali di vendita stabilite dall’impresa affidante. In caso contrario, egli è responsabile dei danni derivanti dalle condotte difformi da lui adottate rispetto alle modalità e alle condizioni di cui al primo periodo.
8. L’incaricato alla vendita diretta a domicilio non ha, salvo espressa autorizzazione scritta, la facoltà di riscuotere il corrispettivo degli ordinativi di acquisto che abbiano avuto regolare esecuzione presso i privati consumatori nè di concedere sconti o dilazioni di pagamento.
9. Il compenso dell’incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione è costituito dalle provvigioni sugli affari che, accettati, hanno avuto regolare esecuzione. La misura delle provvigioni e le modalità di corresponsione devono essere stabilite per iscritto.
ART. 5.
(Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene)
1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.
2. È vietata, altresí, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.
ART. 6.
(Elementi presuntivi)
1. Costituisce elemento presuntivo della sussistenza di una operazione o di una struttura di vendita vietate ai sensi dell’articolo 5 la ricorrenza di una delle seguenti circostanze:
a) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di acquistare dall’impresa organizzatrice, ovvero da altro componente la struttura, una rilevante quantità di prodotti senza diritto di restituzione o rifusione del prezzo relativamente ai beni ancora vendibili, in misura non inferiore al 90 per cento del costo originario, nel caso di mancata o parzialmente mancata vendita al pubblico;
b) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di corrispondere, all’atto del reclutamento e comunque quale condizione per la permanenza nell’organizzazione, all’impresa organizzatrice o ad altro componente la struttura, una somma di denaro o titoli di credito o altri valori mobiliari e benefici finanziari in genere di rilevante entità e in assenza di una reale controprestazione;
c) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di acquistare, dall’impresa organizzatrice o da altro componente la struttura, materiali, beni o servizi, ivi compresi materiali didattici e corsi di formazione, non strettamente inerenti e necessari alla attività commerciale in questione e comunque non proporzionati al volume dell’attività svolta.
ART. 7.
(Sanzioni)
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque promuove o realizza le attività o le strutture di vendita o le operazioni di cui all’articolo 5, anche promuovendo iniziative di carattere collettivo o inducendo uno o più soggetti ad aderire, associarsi o affiliarsi alle organizzazioni od operazioni di cui al medesimo articolo, è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno o con l’ammenda da 100.000 euro a 600.000 euro.
2. Per le violazioni di cui al comma 1 si applica la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento con le modalità di cui all’articolo 36 del codice penale e della sua comunicazione alle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale.
3. All’impresa che non rispetti le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 2, 3, 5, 6 e 9, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 5.000 euro.

Nr. 17 del 26/09/2005

 

Contatti Emanuele Di Nicola

NUOVE REGOLE PER IL PORTA A PORTA

Le vendite porta a porta hanno finalmente un proprio provvedimento legislativo ad hoc. Si tratta della L. 173/05, entrata ufficialmente in vigore lo scorso 17 settembre, e il cui testo integrale è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 204 del 2 settembre scorso. La normativa va a definire alcune problematiche che non erano state risolte dal cosìddetto decreto Bersani, come, ad esempio, l’obbligo del tesserino di riconoscimento e il divieto di effettuare vendite piramidali e “catene di S. Antonio”. Ma al di là di questi aspetti specifici, sono anche stati definitivamente fissati alcuni importanti paletti che permettono di definire con maggiore precisione cos’è una vendita a domicilio e quali devono essere i rapporti contrattuali tra azienda e venditore.
Vediamo allora in sintesi cosa dice la norma. La “vendita diretta a domicilio” è definita come la forma speciale di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (decreto Bersani), effettuate tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago. Il campo di applicazione della legge esclude comunque le offerte, le sottoscrizioni e la propaganda a fini commerciali di prodotti e servizi finanziari ed assicurativi, nonché i contratti aventi ad oggetto costruzione, vendita e locazione di immobili.

Disciplina della vendita diretta

Oltre a regolamentare in parte la professione di incaricato alla vendita diretta a domicilio, la norma pone una serie di obblighi per chi intenda esercitare tale attività, quali il possesso dei requisiti di accesso all’attività commerciale (previsti dall’articolo 5 del decreto legislativo 114/98), la comunicazione di inizio attività al comune di residenza o a quello dove è posta la sede legale e infine il possesso del tesserino di riconoscimento rilasciato dall’impresa.
Per le caratteristiche del tesserino il rimando è alla Bersani, la quale stabilisce che deve essere numerato, contenere generalità e fotografia dell’incaricato, indicare la sede e i prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, riportare il nome e la firma del responsabile dell’impresa stessa. Per chi non rispetta la normativa prevista si applicheranno le sanzioni contemplate dall’articolo 22 del D.lgs 114/98, vale a dire da 5 a 30 milioni di vecchie lire d’ammenda e, in caso di particolare gravità o di recidiva, possibilità di sospensione della attività di vendita per un periodo non superiore a venti giorni.
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Il rapporto di lavoro
Regolata dalla nuova normativa anche la forma contrattuale del rapporto tra impresa ed incaricato alla vendita, che potrà essere contraddistinto sia dall’elemento della subordinazione sia da quello dell’autonomia dell’incaricato.
Viene lasciata ai privati ampia autonomia di scelta, pur individuando nel “contratto di agenzia” la tipologia di riferimento nel caso in cui l’incaricato alla vendita non abbia vincolo di subordinazione. Se il venditore è un dipendente, invece, si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro utilizzato dall’impresa esercente la vendita a domicilio.
La legge prevede inoltre la possibilità per gli incaricati alla vendita di svolgere l’attività senza stipulare il contratto di agenzia, quando tale attività sia svolta in maniera abituale ma non esclusiva, oppure quando, pur essendo svolta in maniera occasionale (presenza di un reddito annuo non superiore a e 5.000), questa avvenga su incarico di una o più imprese.

Vietate le “catene di S. Antonio”
Come si diceva, la 173/05 ha anche altre finalità: per esempio limitare il fenomeno delle cosiddette vendite piramidali e vietare la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nella quali il guadagno economico primario si basa sul reclutamento di nuovi partecipanti e non sull’effettiva vendita di beni e servizi.
A maggior ragione la legge vieta espressamente tutte quelle operazioni che si basano su giochi, piani di sviluppo o catene di Sant’Antonio, che configurano il guadagno mediante il solo reclutamento di altre persone e il cui diritto di reclutare si trasferisce all’infinito mediante pagamento di un corrispettivo. A questo proposito vengono elencati una serie di indicatori “presuntivi” che dovrebbero servire per individuare questo tipo di vendite. Ad esempio l’obbligo di corrispondere, all’atto del reclutamento, una somma di denaro in genere di rilevante entità e in assenza di una reale controprestazione; oppure l’obbligo di acquistare, dall’impresa organizzatrice o da altro componente la struttura, materiali didattici e corsi di formazione non strettamente inerenti e necessari alla attività commerciale in questione e comunque non proporzionati al volume dell’attività svolta.
Pesanti, in questi casi, le sanzioni, che prevedono l’arresto da sei mesi ad un anno oppure l’ammenda da 100.000 a 600.000 euro.

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Legge 173 del 2005

Disciplina della vendita diretta

Come per il progetto di legge, prima di leggere il testo integrale è importante spiegare alcune voci.
Gli articoli 1 -2 -3, definiscono le figure di incaricato alla vendita, di azienda ed il loro rapporto. Nell’ articolo 4, al punto 6, troviamo già un elemento molto importante, anzi, fondamentale, per capire se un’azienda è seria oppure no.
L’articolo dice:
“In aggiunta al diritto di recesso di cui al comma 3, all’incaricato alla vendita diretta a domicilio è in ogni caso riconosciuto, in tutte le altre ipotesi di cessazione per qualsiasi causa del rapporto con l’impresa affidante, il diritto di restituzione e, entro trenta giorni, alla rifusione del prezzo relativamente ai beni e ai materiali integri eventualmente posseduti in misura non inferiore al 90 per cento del costo originario.”

In parole povere, un’azienda seria di vendita diretta (quindi anche di Multilivello) DEVE dare ai propri incaricati (o affiliati), la possibilità di provare il prodotto o servizio e, in caso di insoddisfazione o di un semplice cambio di idea, di avere il rimborso di quanto pagato.
Nella maggior parte delle attività di Multilevel Marketing, si versa una quota associativa (generalmente bassa) che viene rimborsata in caso di rinuncia (il periodo in cui si può chiedere il rimborso varia ma non può essere nullo).
Altre aziende, e questo, tra gli altri è il caso di GDI, danno in prova il loro prodotto (o servizio). Se il consumatore/incaricato è soddisfatto lo acquista, altrimenti lo restituisce (in caso di bene materiale), senza dover esborsare neanche un centesimo.
Quindi, la prima domanda che devi fare per sapere se l’azienda con cui vuoi collaborare è onesta oppure no è: “Posso provare il tuo prodotto o servizio senza pagare o essere rimborsato in caso di insoddifazione?”.
Se la risposta è negativa, il mio consiglio (e credo anche del legislatore) è di rinunciare e cercare altre opportunità.

L’articolo 5 invece è quello dedicato alle attività piramidali e alle catene di S.Antonio:
” 1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.”

Come già spiegato a proposito del progetto di legge, GDI non paga in base agli affiliati (in quanto uno può iscriversi e cancellarsi nel periodo di prova e non generare alcuna commissione) ma in base ai domini effettivamente venduti: Un affiliato può registrare più domini, quindi generare una commissione maggiore e solo nel momento in cui paga la sua quota di mantenimento viene maturata la commissione. Proprio come succede in tutte le attività di vendita: solo quando il cliente paga viene generato un guadagno.

2. è vietata, altresí, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, ‘catene di Sant’Antonio’, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.”

In questo caso la distinzione è molto semplice: nelle catene di S.Antonio non c’è un prodotto vero e proprio ma un escamotage per dare una parvenza di commercio (generalmente offrono lettere o documenti pdf).
GDI invece vende un dominio (con annesso altri servizi come hosting, caselle e-mail e sitebuilder) che può essere utilizzato per qualsiasi cosa: pubblicizzare la propria azienda, esprimere il proprio parere o raccontare la propria esperienza. Molti affiliati usano il proprio sito per far conoscere il business Multilivello e guadagnare. Questa non è la regola ma una semplice comodità: trasformo il servizio che ho acquistato in uno strumento di lavoro.

“Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”

 

 

 

 

 

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Posted by Video Incredibili on Martedì 3 marzo 2015

 

 

 

 

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L’ opportunità  :

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Schermata 2015-03-21 alle 21.08.44