Bitcoin è resiliente

Il Bitcoin è stato dato per morto dalla stampa anglosassone almeno 306 volte. Ma fino ad ora ogni volta che è stato sul punto di crollare è sempre “rinato”. E sta accadendo anche questa estate. Dopo aver toccato quota 6mila dollari (oltre 12mila in meno rispetto al massimo storico toccato a dicembre quando ha sfiorato i 19mila) è rimbalzato vigorosamente superando la soglia degli 8mila dollari.

Questo ennesimo scatto conferma la forte volatilità della criptovaluta più scambiata e capitalizzata (ad oggi vale oltre 130 miliardi di dollari). Ma allo stesso tempo anche la capacità di rialzarsi nei momenti di calo quando non sono in pochi a prepararne il necrologio.

Resta da capire cosa c’è dietro questo rimbalzo. «Nel settore delle criptomonete sei settimane fa giravano voci di imminenti vendite massicce – spiega Ferdinando Ametrano, professore di Bitcoin e tecnologia blockchain presso Milano-Bicocca e Politecnico di Milano -. Le voci si sono poi mostrate infondate: erano probabilmente diffuse da operatori spregiudicati per far collassare il prezzo di bitcoin e poter invece comprare a livelli più bassi. Quello delle criptovalute è un mercato deregolamentato, dove aggiotaggio e insider trading sono frequenti: chi aveva l’obiettivo di deprimere il prezzo ci è riuscito».

Dietro quindi (prima) i minimi di periodo a 6mila dollari e (dopo) lo scatto oltre 8mila ci sarebbe un motivo tecnico: l’interesse di operatori importanti a comprare il Bitcoin a un prezzo conveniente. Sfruttando la mancanza di regolamentazione e di controllo sulle informazioni in un settore da questo punto di vista ancora acerbo.

Il tutto ha incrementato la volatilità. «La volatilità di Bitcoin è fisiologica: il mercato è il luogo dove domanda e offerta si incrociano nel tentativo di definire il valore di un bene – prosegue Ametrano -. Se questo bene è controverso e difficile da comprendere come bitcoin, allora inevitabilmente anche il processo di formazione del prezzo non può che essere controverso e quindi volatile. Lo abbiamo già visto con Amazon: 20 anni fa il titolo era molto volatile perché non tutti concordavano che il commercio elettronico avrebbe cambiato il nostro stile di vita. Lo stesso capita oggi con bitcoin: è culturalmente faticoso comprendere che potrebbe essere l’equivalente digitale dell’oro, tanto significativo quanto lo è stato l’oro fisico nella storia della civilizzazione, della moneta e della finanza. Ma fra 5-10 anni, se si sarà affermato come oro digitale, un prezzo del bitcoin intorno ai 100mila dollari, o anche 400mila, non è implausibile».

Come arriva a queste valutazioni? «Semplice – prosegue il professore -. Bitcoin non è correlato con l’andamento degli altri asset. Ne deriva che anche solo in ottica di diversificazione avrebbe senso investirci l’1-2% del proprio portafoglio-. Il totale dei patrimoni gestiti al mondo ammonta a circa 100 trilioni: se il 2% si canalizzasse verso bitcoin porterebbe la sua capitalizzazione a 2 trilioni (anziché i 130 miliardi di attuale capitalizzazione di mercato, ndr) e quindi ad un prezzo di 100mila dollari. Se bitcoin, il primo asset digitale scarso, trasferibile ma non duplicabile, dovesse confermarsi come oro digitale, allora considerando che l’oro fisico capitalizza oggi 8 trilioni, rispettando queste proporzioni bitcoin potrebbe arrivare anche a 400mila dollari. Insomma, se l’esperimento bitcoin dovesse fallire il prezzo crollerà a zero, per cui meglio investire percentuali limitate del proprio patrimonio; ma se dovesse dimostrarsi sostenibile, come io credo, le quotazioni andranno alle stelle. Gli attuali prezzi di mercato implicitamente quotano questa possibilità al 7-8% di probabilità; io personalmente sono molto più ottimista».

Allo stesso tempo, dopo mesi di sordina, la copertura mediatica sul Bitcoin potrebbe tornare in auge. «Negli ultimi mesi abbiamo visto il Bitcoin scambiato a livelli che noi definiamo “value” e cioè l’area $5.500/$6.000 ha visto manifestarsi una certa domanda tra i buyers, pure in assenza di grandi notizie – spiega Ivan Gowan, ceo di Capital.com -. E questo ha fatto da ‘supporto tecnico’ al prezzo.Sebbene il livello delle notizie come detto si sia mantenuto basso, ha visto un incremento di attenzione mediatica nelle ultime due settimane».

«Negli ultimi giorni ci sono stati due rumors a “favore” delle criptovalute. In primo luogo vanno segnalati i report secondo cui BlackRock abbia idea di costituire un team dedicato a valutare le opportunità di investire nelle cripto – spiega Gowan -. A questi rumor va aggiunta la notizia di inizio settimana in base a cui potremmo essere vicini all’approvazione di un Etf sul Bitcoin. Ci sta che a propria volta ha contribuito a rialzare il prezzo. Tutto ciò, alla fine, non fa che contribuire ad accrescere credibilità per il mondo delle criptovalute».

twitter.com/vitolops

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