Arbitraggio Bitcoin Alessandro Bonaiuto

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occorre moltiplicare i dollari per 0,80 Euro.

Quindi 144 per 0,8 = 115 euro

e 7044 per 0,8 euro = 5635 euro circa

 

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Lightning Network fara Esplodere il prezzo del Bitcoin

LN potrebbe far schizzare

il valore di Bitcoin

 

Attenzione: questa è solo un’ipotesi, non una previsione! Ovvero è solo teoria, ma a livello teorico il seguente ragionamento ha una sua logica.

 
Lightning Network (LN) è una potente innovazione di Bitcoin, molto complessa, ma rivoluzionaria. Talmente rivoluzionaria che consente di effettuare un gran numero di transazioni estremamente veloci ed economiche.
 
La differenza rispetto agli altri comuni sistemi di pagamento è notevole, tanto che non è impensabile che, a tendere, molte persone inizino a preferire effettuare transazioni in Bitcoin su LN, al posto che in Euro, o Dollari, sulle piattaforme tradizionali.
 
Tuttavia per poter effettuare transazioni in Bitcoin… bisogna averli! E l’offerta di BTC è stata appositamente progettata per essere “inelastica al mercato“. Detto in altri termine, il numero di BTC disponibile è sempre lo stesso, a prescindere da quante persone li vogliano utilizzare. Questo significa che più aumenta la domanda, più aumenta… il prezzo! (Visto che l’offerta non può aumentare di conseguenza).
 
E’ pertanto possibile immaginare che qualora LN si diffonda molto, a tal punto che molte persone decidano di voler utilizzare BTC per sfruttarne le caratteristiche, questo faccia schizzare la domanda di BTC, e quindi il prezzo.
E sono molte le persone (o le aziende) che potrebbero trarre giovamento dall’utilizzo di BTC al posto delle monete fiat. In particolare tutti coloro che effettuano un gran numero di transazioni: ogni transazione in fiat infatti ha un costo, e moltiplicando questo costo (non indifferente) per un numero molto elevato di transazioni si ottiene un costo complessivo elevato. Inoltre, a differenza degli Euro, i costi delle transazioni in BTC li paga chi li invia, non chi li riceve.
 
In altri termini ad esempio le aziende che ricevono molti pagamenti in fiat potrebbero letteralmente guadagnarci convincendo i loro clienti a pagarli invece in BTC su LN. Sia perchè così facendo il costo della transazione sarebbe a carico del cliente, e non loro, sia perchè il costo sarebbe talmente irrisorio che il cliente potrebbe non accorgersene nemmeno, sia perchè le transazioni sarebbero immediate. Capite bene che se LN si diffonderà, a questo punto potrebbe letteralmente rivoluzionare ad esempio l’intero mercato dell’ecommerce mondiale!
 
Qualora ciò succedesse la domanda di Bitcoin schizzerebbe alle stelle, facendone impennare anche il valore. Se son rose…

 

 

 

 

 

 

Arbitraggio Bitcoin Pasquale Costanzo

 

 

 

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Con Bitcoin si possono evitare le tasse di successione?

In teoria SI’.

Si potrebbe riuscire ad evitare di pagare le tasse di successione grazie a Bitcoin ma, sebbene non sia un esperto fiscalista,  la sconsiglio.

Infatti visto che diversi tribunali in giro per il mondo hanno già chiaramente ed esplicitamente definito le criptovalute come “beni aventi valore”, in caso di eredità rientrerebbero a pieno titolo nelle classiche norme che regolano perlappunto i processi di successione, e le imposte che vanno inevitabilmente pagate in questi casi.

Ma esistono delle procedure, tecnicamente fattibili, che consentono di nascondere al fisco i passaggi di proprietà delle criptovalute con operazioni cosiddette brevi manu.

Immaginiamo una persona che abbia parecchio denaro liquido e volesse lasciarlo in eredità ai propri eredi nascondendolo al fisco in modo da non pagare le tasse di successione. Non stiamo parlando di banconote, ma di denaro in forma elettronica.

Potrebbe convertire questo denaro in criptovalute ad esempio su un exchange, e poi spostare i token su un proprio wallet di proprietà. Questo tipo di operazione è perfettamente lecito, non è tassato, e non è nemmeno particolarmente difficile da fare (soprattutto se si ha tempo per farlo, magari con più operazioni effettuate nel corso degli anni).

Quello che bisogna sapere è che un wallet non è altro che un software che serve per gestire una coppia di chiavi crittografiche (ovvero codici alfanumerici), una pubblica ed una privata. Quella pubblica la si può comunicare a tutti e si può usare solo per ricevere i token, mentre quella privata non va mai comunicata a nessuno perchè serve per inviarli. Chiunque entri in possesso di questa coppia di chiavi ha anche il pieno possesso dei token conservati nel wallet.

A quel punto per fare in modo che l’erede entri in possesso dei token conservati nel wallet non c’è nemmeno bisogno di effettuare una transazione: è sufficiente assicurarsi che, alla propria morte, l’erede riceva la coppia di chiavi. Ovvero ad esempio un foglio su cui sono riportati i codici alfanumerici delle chiavi pubbliche e private del wallet (o dei wallet) in cui sono stati messi i token.

In questo modo l’erede entra in possesso dei token senza che sia stata fatta alcuna transazione. In teoria dovrebbe dichiarare al fisco di essere entrato in possesso dei token, così come se avesse ricevuto delle banconote, ma visto che non ci sarebbe alcuna traccia di una transazione potrebbe anche fare il furbo e non dichiararlo (azione ovviamente illecita). Così facendo potrebbe essere molto difficile per il fisco scoprire che è avvenuto un passaggio di proprietà di quei token.

Certo, il fisco indagando potrebbe risalire al sito di exchange in cui sono stati acquistati i token, e da lì risalire all’indirizzo del wallet a cui sono stati inviati, ma si fermerebbe lì. Ovvero non potrebbe sapere chi sia poi entrato in possesso del wallet dopo la morte del suo vecchio proprietario: al massimo potrebbe vedere a quali altri indirizzi sono stati eventualmente inviati i token da quel wallet. Il problema è che senza sapere cosa andare a cercare (ovvero in assenza di una segnalazione o un sospetto) è davvero difficile immaginare che il fisco vada realmente ad indagare su simili processi.

Quello che il fisco potrebbe fare per cercare di evitare di farsi sfuggire operazioni simili è quello di ricevere dagli exchange i dati degli account delle persone decedute, in modo da analizzarli alla ricerca di operazioni sospette, e poi eventualmente indagare su di esse.

 

Arbitraggio Bitcoin Ena Elisabetta Cappelli

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10 info sul Bitcoin che molti non sanno

Hai già sentito parlare del bitcoin e delle sue infinite applicazioni in ambito finanziario, informatico e non solo? Credimi, non ne hai ancora sentite abbastanza: e se sei incuriosito da questo settore (come molti di noi, del resto) segui questo articolo: scopriremo assieme le dieci cose che forse non conoscevi su questo straordinario mondo. Fin dal 2008 l’immagine di Satoshi Nakamoto, di chiunque si possa trattare in fondo, è diventata espressione di un nuovo, possibile modo di intendere economia e finanza, senza contare le possibili applicazioni della blockchain all’interno di processi di natura ulteriore (logistici, ad esempi).

Sul mondo del Bitcoin mi sono divertito a cercare 10 punti curiosi, non troppo noti ed interessanti di cui tutti, a mio avviso, dovremmo conoscere.

1. Criptovalute e bitcoin sono due cose diverse: questa è una delle differenze fondamentali da capire, soprattutto per chi sia un neofita sull’argomento. Sembra una cosa scontata ma non lo è, e si è visto ad esempio quando ci si riferiva ad ICO truffaldine come bitcoin (il quale invece è una singola, specifica criptovaluta). In molti casi, tuttavia, la stampa generalista continua a confondere le ICO realizzate da Pinco Pallino con i Bitcoin, o peggio ancora si pensa che l’unica criptovaluta sia il BTC. In realtà le cose non stanno così: esistono migliaia di cripto diverse, ed ognuna presenta differenze di scopo, ideazione e funzionamento, e vanno valutate caso per caso dai potenziali investitori. Un mondo da scoprire in cui bisogna ovviamente fare molta attenzione, qualora si decida di investire.

2. Somigliano al denaro contante più di quanto si possa pensare. Fin da quando ha preso piede nel mondo di Internet, il bitcoin è stato accompagnato da un’immagine di sé inquietante quanto semplicistica (e spesso sostanzialmente sbagliata). Secondo molti, ad esempio, il bitcoin è “denaro virtuale” come potrebbe esserlo quello del Monopoli: in realtà potremmo dire che sia più simile al vro denaro contante di quanto possa sembrare. Questo perché l’unica differenza rispetto allo stesso risiede, in fondo, nel fatto che non è di carta e non è di metallo. In questo senso, pertanto, può diventare un sistema di pagamento consolidato e a tutti gli effetti, e soprattutto coincide con denaro vero e proprio – per quanto il suo tasso di cambio sia variabile e imprevedibile. Le speculazioni sulle cripto-valute saranno sempre e comunque considerate più rischiose di quelle con denaro tradizionale, ma questo dipende soprattutto dal punto di vista di chi non è ancora riuscito a comprenderne l’essenza.

3. Si possono usare per pagare nei negozi, al posto dei contanti. Sono sempre più numerosi (per quanto ancora non diffusi a livello capillare) i negozi tradizionali che permettono di pagare in bitcoin e altre cripto, esattamente come avviene con i POS delle carte di credito e di debito emesse dalle banche. Di fatto, non c’è dubbio che sempre più esercizi commerciali si stiano sensibilizzando sul tema, e molti (troppi?) di loro devono necessariamente passare per il superamento della diffidenza, la stessa indotta dalla stampa e dai media generalisti sull’argomento.

4. Si basano sulla crittografia. Le criptovalute in generale coincidono con le cosiddette “monete matematiche”, termine utilizzato come sinonimo di criptovalute, criptomonete, cryptocurrency in inglese, utilizzano le migliori tecniche crittografiche per un duplice scopo: prima di tutto per rendere sicure le transazioni, ma anche per regolarizzare in modo preciso la creazione di nuova moneta o mining. Senza scendere in ulteriori dettagli tecnici che ruberebbero molto tempo questo articolo, basti sapere che è alla base del bitcoin (come di qualsiasi cripto valuta) vi è un meccanismo di crittografia che garantisce in altri termini la non falsificabilità e la possibilità di essere “speso” in modo sicuro (quanto irreversibile).

5. No, non vengono utilizzati solo per attività illegali.Il bitcoin? Un’invenzione criminale”, scriveva un noto giornale online qualche tempo fa. Sarebbe ora di smetterla di pensare al bitcoin come alla moneta utilizzata nel dark web per attività illegali di ogni genere, per quanto ci siano casi notevoli di uso in tal senso (ad esempio i riscatti dei ransomware vengano spesso richiesti mediante criptovalute), ma non sono certamente gli unici. Con i contanti, le monete non tracciabili per eccellenza, è possibile comprare di tutto, sia in ambito legale che borderline, e la stessa cosa si può inevitabilmente fare anche con bitcoin ed affini. La cosa che spaventa di più le persone, a riguardo, è proprio legata a questo fatto di non essere tracciabile: del resto, se ci si pensa bene, anche il denaro contante che utilizziamo abitualmente per molte cose nella nostra vita non lo è. Per quale motivo pertanto una cripto-valuta dovrebbe sembrare più illegale (o potenzialmente tale) rispetto al denaro contante? Probabilmente per accettare in modo pacifico questa idea sarà necessario aspettare un altro po’ di tempo, e provare a farsi capire in modo chiaro ed univoco.

6. Non sono falsificabili. Le transazioni vengono validate a livello globale sulla base di un principio di consenso globale (ad esempio, non è l’unico), per cui tutti i partecipanti al network P2P devono riconoscere la validità della transazione e quindi della spesa effettuata. Questo garantisce che eventuali bitcoin falsi, ammesso che possano davvero esistere, sarebbero facili da rilevare e mettere da parte. A pensarci bene questo è un vantaggio considerevole rispetto al denaro tradizionale, e forse (anche qui) sarebbe ora di dare più importanza a questo aspetto.

7. Si possono usare per pagare nei siti di e-commerce, al posto delle carte di credito. Questa è una cosa di cui si parla troppo poco, e che potrebbe rendere interessante qualche acquisto online. Sono numerosi i siti web che accettano pagamenti in bitcoin, e che permettono di farci risparmiare sul costo delle transazioni ed inviare comunque il denaro dovuto al negoziante: ad esempio alcuni servizi di web hosting stanno introducendo il bitcoin come metodo di pagamento alternativo, così come alcuni servizi on demand (il software venduto sul sito Microsoft), i contenuti premium di Bloomberg, Shopify, Badoo, Stripe, e numerosi altri siti che stanno utilizzando come gateway di pagamento cripto sistemi come BitPay o CoinGate al posto del classico PayPal. Le premesse sono davvero ottime in tal senso, e chiunque realizzi siti web di nuova generazione che vendano qualcosa online dovrebbe seriamente tenere in considerazione questa opportunità.

8. Si può ancora fare mining (ma si guadagna pochissimo). Se è vero che fare mining, cioè provare ad estrarre in casa bitcoin è ormai quasi impossibile a livello pratico, e l’attrezzatura per farlo costa parecchio (senza contare i costi di energia insostenibili, almeno dalle nostre parti), introdursi nel mondo del mining può essere comunque un modo per conoscere da vicino questa tecnologia. Anche qui vale il discorso fatto in precedenza: si possono trovare cripto (o ne potranno uscire fuori) che valga la pena minare oggi, in attesa di un qualche possibile plusvalenza futura. Chiaro che bisognerà forse attendere tempi migliori, e soprattutto dotarsi delle migliori tecnologie – e, ad oggi, si fa più per curiosità e per “smanettare” che per altro, anche perché i guadagni sono davvero microscopici, e si rischia di doverlo fare in perdita fin dall’inizio. In teoria ci sarebbe il mining in cloud a sopperire al problema, ma per come viene presentato e gestito dai siti che lo propongono non sempre (leggasi meglio: quasi mai) c’è da fidarsi.

9. Esistono bancomat di bitcoin, e già ne sono stati installati in varie città d’Italia: a Milano ne troviamo due (via Merano e via Calabiana), a Firenze in Borgo degli Albizi, a Torino in Via Maria Vittoria, ad Alba su Corso Italia ed a Ventimiglia in via Ruffini (sono tutti installati dall’azienda ChainBlock). Per quanto ho visto, dovrebbero essercene anche a Trento, Genova e Udine, e ne esistono sostanzialmente di due tipologie: quelli adibiti solo al sell (cioè ricevi il controvalore corrispondente ai bitcoin che già possiedi, ad esempio in euro), e quelli che permettono di fare operazioni di buy (inserisci soldi contanti e compri criptovaluta); in genere, comunque, i vari ATM dovrebbero essere abilitati ad entrambe le operazioni.

10. Esiste un musical dedicato al bitcoin, a testimonianza del fatto che stia entrando nella cultura pop: se ne trova un estratto gratuito su Soundcloud, dove potrete trovare (purtroppo solo in inglese) un curioso podcast che viene periodicamente aggiornato sull’argomento. Nato come un possibile baluardo della cultura libertario (e secondo alcuni anarco-capitalista), la criptovaluta sta per entrare anche nel mondo dell’arte e della cultura, come suggerito dalla simpatica canzone Put your money in the ICO, in cui un finanziatore propone la sua nuova criptovaluta, con tanto di autorevole paper presentativo “più o meno” (more or less) tradotta in più lingue.

 

Bitcoin

 

 

Arbitraggio Bitcoin Marcellina Niero

 

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Arbitraggio Bitcoin Galina MinniBaeva

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Arbitraggio Bitcoin Yasir Gagua

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