Archivio mensile:marzo 2019

Le criptovalute entrano nel quadro RW della dichiarazione dei redditi 2019

 

Nell’Interpello n. 956-39/2018 (1), l’Agenzia delle Entrate, oltre a tornare ad occuparsi della tassazione delle #criptovalute, ha chiarito che la detenzione di valute virtuali dev’essere segnalata all’Amministrazione finanziaria attraverso la compilazione del #Quadro #RW.
Il quadro RW, presente nel Modello Redditi Pf, riguarda più genericamente la detenzione degli investimenti e delle attività finanziarie all’estero.
Il Fisco ha precisato che il Decreto Legge 28 giugno 1990, n. 167 (2), contenente la disciplina relativa al monitoraggio fiscale e recentemente modificato dal decreto legislativo n. 90 del 2017(3), prevede l’obbligo di compilazione del quadro RW a carico delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che, nel periodo d’imposta, detengano investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, tra le quali le valute estere. E, come chiarito dalla circolare 23 dicembre 2013, n. 38/E, par 1.3.1. (4) sono soggette al medesimo obbligo anche le attività finanziarie estere detenute in Italia al di fuori del circuito degli intermediari residenti.
L’art. 4 del D.L. n. 167/1990, infatti, prevede che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate ai sensi dell’art. 5 del T.U.I.R., residenti in Italia, che nel periodo d’imposta detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi.
Sono altresì tenuti agli obblighi di dichiarazione i soggetti già indicati che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano considerati titolari effettivi dell’investimento.
Come anticipato, tra gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia sono comprese anche le valute estere. Non essendo di norma collocate tramite intermediari finanziari (che agirebbero da sostituti di imposta e finirebbero per esentare il contribuente dagli obblighi di monitoraggio), le valute estere sono soggette agli obblighi in questione, come previsto dalla citata circolare n. 38/E del 2013.
Muovendo da tale premessa, l’Agenzia è giunta ad un ulteriore rilievo: secondo l’amministrazione finanziaria, infatti, lo stesso criterio deve applicarsi alle valute virtuali, che, conseguentemente, devono essere oggetto di comunicazione attraverso il quadro RW.

Guida alla compilazione

Ecco quindi un esempio di come compilare il quadro RW (5):
• Colonna 1: cod. 1 – Proprietà;
• Colonna 2: cod. 2 – Titolare effettivo;
• Colonna 3: cod. 14 – Altre attività estere di natura finanziaria (codice indicato nell’interpello sopra richiamato);
• Colonna 4: sul punto l’interpello non ha fornito indicazioni. In attesa di indicazioni da parte dell’Agenzia, si consiglia di non compilare il quadro. Altrimenti, nel caso in cui il contribuente detenga la valuta virtuale per il tramite di un exchange, si potrebbe indicare il codice Paese in cui ha sede legale l’operatore;
• Colonna 5: 100% – Quota di possesso;
• Colonna 6: cod. 1 – Valore di mercato;
• Colonna 7: valore delle cripto all’inizio del periodo d’imposta, determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale;
• Colonna 8: valore delle cripto al termine del periodo d’imposta, determinato al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente ha acquistato la valuta virtuale;
• Colonna 9: le istruzioni prevedono che nella colonna debba essere indicato l’ammontare massimo che il prodotto finanziario ha raggiunto nel corso del periodo d’imposta, se il prodotto riguarda conti correnti e libretti di risparmio detenuti in Paesi non collaborativi. Non si ritiene pertanto da compilarsi nel caso di possesso di criptovalute;
• Colonne dalla 10 alla 17: da non compilarsi. Come chiarito nell’interpello, sul possesso di criptovalute non è dovuta l’IVAFE;
• Colonna 20: adempimento dei soli obblighi relativi al monitoraggio fiscale.
Si ricorda che la mancata compilazione del Quadro RW potrebbe determinare la comminazione delle sanzioni previste dall’art. 5 ovvero, a seconda delle fattispecie, dall’art. 12 del D.L. n. 167 del 28 giugno 1990, che statuiscono, in caso di violazione dell’obbligo dichiarativo, l’applicazione della sanzione che va dal 3% al 15% degli importi non indicati, con la previsione del raddoppio della penalità in caso di detenzione delle attività finanziarie in Paesi c.d. black list.
Problematiche irrisolte
Nonostante le brevi considerazioni svolte dall’Agenzia nei propri documenti di prassi, vi sono numerose problematiche irrisolte sull’inserimento delle criptovalute nel quadro RW.
Un argomento molto dibattuto è se nel caso delle valute virtuali si applichi o meno la soglia dei 15 mila euro attualmente prevista per i conti correnti e i depositi bancari complessivi detenuti all’estero, soglia sotto la quale l’obbligo dichiarativo non scatta. Astrattamente, assimilando i wallet ai depositi bancari, la soglia minima dovrebbe trovare applicazione.
In un’ottica prudenziale, però, pare opportuno dichiarare anche modesti importi inferiori alla soglia indicata.
Inoltre, sempre nell’interpello n. 956-39/2018, l’Agenzia delle entrate non prende in considerazione la distinzione esistente tra chi possiede criptovalute detenendone la c.d. chiave privata e chi invece si avvale dei custodial wallet.
Quest’ultima ipotesi non sembra sovrapponibile al deposito di monete virtuali, dovendosi intendere più correttamente come un provider che fornisce uno strumento atto a consentire all’utente di conservare e trasferire la propria valuta virtuale.
La differenza appena tracciata, apparentemente di poco conto, è invero assai rilevante, poiché connessa al concetto di territorialità. Infatti, se la persona fisica residente in Italia detenesse direttamente la chiave privata, si potrebbe non configurare l’obbligo di compilazione del Quadro RW. Nel caso in cui, invece, utilizzasse un custodial wallet che gestisce le chiavi private e questi risultasse residente o domiciliato all’estero, sorgerebbe l’esigenza di adempiere agli obblighi relativi al monitoraggio fiscale.

aspetto Fisco su Monete Digitali

 

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Considerazioni finali

La decisione da parte del Fisco di assimilare le valute virtuali alle valute estere non tiene conto della sostanziale differenza intercorrente tre le due: le valute estere – a differenza delle criptovalute – hanno sempre un collegamento con uno o più Stati esteri che, pur non essendone necessariamente gli emittenti, le riconoscono legalmente come mezzo di scambio. Le valute virtuali, invece, non hanno (o almeno non ancora) corso legale, non sono collegate ad altre monete aventi corso legale e non hanno neppure un loro valore intrinseco.
È sufficiente pensare al fatto che allo stato attuale nessuna delle principali autorità – si guardi ad esempio alla Corte UE, all’European Banking Authority, alla Banca d’Italia – qualifica le criptovalute quali monete o valute.
Al fine quindi di dare legittima considerazione alle criptovalute non si può fare a meno di procedere verso la creazione da parte del legislatore di una normativa ad hoc che tenga conto delle caratteristiche e delle peculiarità delle valute virtuali.

(1) https://www.coinlex.it/2018/04/21/interpello-n-956-39-2018/
(2) https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/06/19/140/so/28/sg/pdf
(3) http://def.finanze.it/DocTribFrontend/decodeurn?urn=urn%3Adoctrib%3A%3ADL%3A1990%3B167
(4) http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getContent.do?id=%7B8A17686E-8842-49A3-9994-FD08E5AD9783%7D
(5) Si vedano per maggiori indicazioni le Istruzioni alla compilazione del Modello Redditi Pf 2019:
https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Normativa+e+Prassi/Provvedimenti/2019/Gennaio+2019+Provvedimenti/Provvedimento+30012019+modello+Redditi+PF+2019+provvedimento/PF1_istruzioni_2019.pdf

 

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Per Postepay è obbligatorio andare in posta per attivare la carta… ricorda all’impiegato della posta di agganciare la carta ad un numero di cellulare personale per la Sicurezza ed inoltre far attivare  “La Sicurezza WEB” per pagamenti online. In questo modo si crea un canale di entrata ed uscita Euro – Bitcoin ecc.

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Bitcoin: dove comprare

Bitcoin è in assoluto la criptomoneta più conosciuta e popolare tra gli amanti degli investimenti digitali. Quelli che hanno deciso di starne alla larga dichiarano che i rischi sono troppo alti, o che le monete virtuali sono troppo difficili da capire.

Comprare criptovalute sta diventando un fenomeno sempre meno di nicchia ma nell’avvicinarsi a questa forma d’investimento e nello scegliere il modo migliore per effettuare un acquisto è bene tenere a mente che il Bitcoin presenta una differenza fondamentale rispetto alle monete tradizionali, ossia che:

è una valuta “digitale” che si conserva elettronicamente, e che diversamente dalle monete a corso legale non è controllata da una banca centrale, ma gestita in modo decentralizzato da coloro che operano sulla Blockchain, la tecnologia a “blocchi” che veicola le transazioni.

Per queste ragioni, il bitcoin viene scambiato al di fuori dei circuiti finanziari tradizionali, e dunque chi ha intenzione di comprarne senza rischiare truffe e raggiri dovrà muoversi inizialmente con cautela e prendendo le dovute misure di sicurezza.

Acquistare e vendere Bitcoin

Dopodiché, a meno che non si voglia partecipare al processo di mining, chi vuole investire in criptovalute lo farà principalmente ricorrendo agli Exchange:

sono delle piattaforme che mettono in contatto domanda e offerta, e dove è possibile tanto depositare determinate criptovalute che convertirle in valute a corso legale o in altre criptovalute.

Per chi sceglie di comprare su un Exchange, va ricordato che essi si dividono in due grandi categorie, quelli che accettano depositi in valuta emessa da banche centrali (fiat) come gli euro, i dollari americani, i franchi svizzeri, le sterline, che possono poi essere scambiati in cryptovalute; e quelli che supportano solamente valute digitali, che non possono essere quindi comprate con le tradizionali monete a corso legale, ma solo pagando con Bitcoin, Ethereum o altri token.

Quando si ha un interesse per una moneta in particolare, si dovrà quindi verificare con molta attenzione se l’exchange che la vende accetta monete fiat. Se ciò non accade, si dovrà effettuare l’operazione in due passaggi: acquistare prima dei bitcoin o degli ethereum con monete fiat dove consentito, e poi convertirli sul nostro Exchange nella moneta desiderata.

Aprire un conto su un exchange è come aprire un conto presso una banca, anche se molto più semplice. Nel farlo, bisognerà però sempre preliminarmente adottare alcuni accorgimenti per rendere più sicuro il proprio investimento, come ad esempio non tenere mai troppe riserve sul conto dell’exchange, il cosiddetto Hot Wallet, ma trasferire di volta in volta dal proprio portafoglio all’exchange le somme destinate agli investimenti e poi riportare le risorse nel proprio portafoglio (Visita questa pagina per una breve guida alla gestione del portafoglio digitale).

Comprare Bitcoin su un Exchange

Uno degli Exchange più noti in assoluto è Coinbase, piattaforma nata nel 2012 in California e fondata da Brian Armstrong e Fred Ehrsam. In pochi anni, la società è cresciuta fino a un milione di utenti e  ha anche stretto partnership con importanti leader mondiali come Overstock, Dell, Expedia, Dish Network, Time Inc., per l’accettazione di pagamenti con bitcoin.

Coinbase ha inoltre dato la possibilità di accettare pagamenti in bitcoin alle tradizionali compagnie già esistenti quali Stripe, Braintree e PayPal. Sul sito, che consente di comprare e vendere un numero limitato di criptovalute (Bitcoin, Bitcoin Cash, Ethereum e Litecoin) le tempistiche di accredito del denaro sono diverse, con la carta è quasi istantaneo mentre con il bonifico bancario ci vogliono all’incirca 3/4 giorni lavorativi. Grande fattore di forza del sito è la sicurezza, mentre punto dolente è invece quello riguardante le Commissioni, mediamente elevate.

Comprare Bitcoin da Kraken

Gode di buona fama nei giudizi dei media indipendenti Kraken, altra piattaforma di riferimento che garantisce ai suoi utenti elevati standard di sicurezza e una gestione degli ordini di alto professionale (prevede ad esempio lo stop-loss).

La società, che è attiva dal 2011 ed è oggi il maggiore Exchange per gli scambi di Bitcoin in termini di volume e liquidità in euro, ha tra i vantaggi una elevata liquidità e commissioni basse e operazioni a margine, mentre tra i contro segnalati ci sono ad esempio occasionali problemi di uptime.

Facile e immediata la procedura di creazione del nuovo profilo, veloce la verifica dei documenti, non elevati i costi commissionali non elevati con bonifico SEPA in fase di prelievo (le commissioni sono viceversa un pò elevate se si utilizza l’EUR Bank Wire Deposit).

Comprare Bitcoin da Bitpanda

Altri exchange europei che godono di una certa popolarità sono infine Bitpanda, una piattaforma austriaca nata nell’ottobre del 2014 e molto semplice e veloce da utilizzare, ma che ha costi commissionali leggermente più alti (2%) rispetto ad alcuni competitor come Coinbase (1.5%);

 

BitBay, exchange polacco creato nel 2014 a Katowice da Sylwester Suszek, che si distingue per facilità e rapidità di creazione dell’account e che pratica commissioni variabili secondo il numero di transazioni effettuate, e l’olandese LiteBit.

Fare trading in Bitcoin con Binance

Da segnalare infine l’importanza sempre più rilevante assunta nel settore dalla piattaforma cinese Binance, divenuto in pochi mesi il più grande exchange di criptovalute al mondo, con oltre 6 miliardi di dollari di attività scambiate in un periodo medio di 24 ore (Visita questa pagina per avere una panoramica completa delle guide ai singoli exchange).

Comprare Bitcoin pagando in contanti

Per quanto sia meno utilizzato rispetto alle piattaforme appena descritte, un altro canale che sta cominciando a prendere piede è quello che prevede l’acquisto di bitcoin in contanti, e senza alcuna forma di incontro tra il venditore e l’acquirente:  è ciò che avviene tramite gli ATM Bitcoin, degli sportelli fisici collegati alla rete che consentono di comprare Bitcoin pagando con moneta fiat.

Per chi sceglie questa forma di approccio all’acquisto, è bene tenere presente che la sigla “ATM” non deve generare l’equivoco di una identificazione con un tipico “Automated Teller Machine”, ossia con un tradizionale sportello “bancario”: gli ATM Bitcoin non sono infatti casse automatiche collegate a una banca, ma dei terminal equiparabili a dei pc che consentono di trasferire criptovalute su un wallet digitale: in alcuni casi, gli ATM Bitcoin prevedono la creazione di un nuovo portafoglio digitale per ogni singolo acquisto, in altri si possono anche conservare le criptovalute acquistate in un portafoglio già esistente.

Suggerimento: quando si crea un nuovo portafoglio digitale tramite ATM, la macchina stamperà per ogni transazione anche un “paper wallet”, ossia un codice QR o alfanumerico che include sia la chiave pubblica che la chiave privata necessarie per rivendicare la proprietà delle criptovalute in questione.

Questi dati vanno conservati con estrema cura, perché perderli equivale a perdere i propri bitcoin.

Anche se la loro diffusione è ancora relativamente scarsa, diversi operatori offrono ATM Bitcoin e il numero degli sportelli sta aumentando. Negli Stati Uniti è già relativamente più frequente trovarne nei centri commerciali e nelle stazioni di servizio, mentre per il momento in Italia il numero di ATM è ancora nell’ordine delle decine, e si trovano soprattutto nel Nord Italia. Per trovarli, si può ad esempio visitare coinatmradar.com, un sito continuamente aggiornato con la mappa mondiale e gli indirizzi degli ormai oltre 2.500 ATM visionabili Paese per Paese.

Comprare Bitcoin da privati: Localbitcoins

Da segnalare infine che esistono anche dei gruppi – uno dei più famosi è Localbitcoins – pensati per favorire i trasferimenti di bitcoin tra utenti privati, e che funzionano con procedure simili a quelle di siti come eBay, prevedendo ad esempio l’uso di feedback per la valutazione degli utenti. Tra i vantaggi di questa forma d’acquisto c’è che si può pagare nei modi più svariati (Paypal, contanti, Western Union), ma è bene in questo caso tenere presenti le cautele e le regole che valgono in generale per tutti i trasferimenti di denaro di persona.

Data la scarsità di sportelli bitcoin ancora in circolazione, altro sistema che sta prendendo piede è infine quello dei siti che permettono di acquistare via Postepay o Jiffypay o in contanti completando il pagamento in ricevitorie convenzionate (un esempio in questo senso è Bitboat), e che hanno il vantaggio dell’immediatezza ma lo svantaggio di commissioni più pesanti.

 

 

 

 

 

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Per ottenere Bitcoin, il primo passo è quello di aprire il proprio portafoglio Bitcoin e comprare Bitcoins. Poi, ci sono due modi:

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Possiamo paragonare il Grafico di Bitcoin con quello dell’Oro ?

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Bitcoin potrebbe benissimo avere finito la sua fase decrescente?

Premetto che non sono un esperto trader e che non pratico trading e non do’ assolutamente consigli finanziari, ma sono un appassionato della tecnologia Blockchain che seguo dal 2016 in maniera molto approfondita, e visto che questo settore ha avvicinato i molti per un aspetto speculativo, anche io, come in molti all’inizio, mi sono avvicinato con diffidenza ma soprattutto con lo spirito dello speculatore, poi nel tempo ho cambiato visione e della speculazione mi interessa poco e niente, ma il suo aspetto matematico mi affascina.

Quindi non vedere questo articolo come un’analisi tecnica nè tanto meno come un consiglio finanziario, ma solo come un caso studio e una curiosità su una Casualità, ma sappi che al caso non ci credo e credo nella ciclicità della vita.

Si è sempre parlato di Bitcoin come il Nuovo Oro, come il bene rifugio, e vorrei porre l’attenzione su qualcosa che in molti sicuramente hanno notato riguardo al ciclo di mercato a lungo termine dell’oro e al ciclo di mercato di Bitcoin (BTC).

Nella tabella che segue, che si mettono a confronto le due “materie” sopra i tempi indicati, diventa immediatamente evidente che sembrano un po ‘simili.

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In alto il grafico dell’Oro che è aumentato alla fine degli anni ’70, in mezzo alle turbolenze globali e alla decisione del presidente Nixon di staccare il dollaro USA dal Gold Standard, raggiungendo un picco in quel periodo, prima di crollare per anni fino agli anni ’90.

In basso il Bitcoin, BTC ha raggiunto il picco (come sapete) a $ 20.000 a fine 2017, scendendo a $ 4,000 dove risiede solo quindici mesi dopo.

ATTENZIONE: Così come per Bitcoin reputo che anche per l’Oro prezzo e valore vadano ben separati, perchè nonostante il prezzo l’oro non ha mai perso valore da quando viene usato dall’Uomo. (CHIUDO PARENTESI)

Mentre questi due cicli possono sembrare casuali o comunque poco rilevanti , entrambi a mio avviso contengono una pausa simile, in cui i prezzi delle attività si sono stabilizzati prima di un rush finale. Dopo l’ultimo periodo di capitolazione, l’oro ha iniziato a manifestarsi e rafforzarsi, raggiungendo nuovi massimi storici nella Grande recessione del 2008.

Quindi, se il Bitcoin, noto a molti come l’oro digitale, segue la tendenza storica stabilita dalla sua controparte tangibile, BTC potrebbe iniziare a manifestarsi, beh, proprio ora, considerando il fatto anche che il mondo sta attraversando una crisi economica mondiale non indifferente e che la valuta Fiat sia nel suo ciclo finale di vita.

Ricordo che Bitcoin dalla sua nascita è cresciuto di  UN MILIONE%

1.000.000% ne parlo qui in questo articolo.

Ci sono alcuni avvertimenti a questa analisi però.

Prima di tutto, il ridimensionamento è diverso da un grafico all’altro.

L’oro è sceso da $ 800 a picco a $ 250, mentre BTC è passato da $ 20.000 a $ 3,150.

Ancora più importante, sono i tempi, il ciclo dell’oro durò molte decadi, mentre quello di Bitcoin non è durato molto più di un anno.

Quindi indubbiamente è un’analisi un pò forzata, visto tempistiche differenti e cifre differenti, ma c’è anche da dire che quello che 40 anni fa capitava con tempi più dilatati oggi avviene in tempi molto più ristretti, soprattutto per il fatto che oggi c’è un elemento molto forte che si chiama Internet e che non si fa proprio gli affari suoi.

C’è anche da dire un’altra cosa importante, che mentre l’oro è stato considerato solo come bene rifugio e quindi non classificato come asset di pagamenti e senza alcuna tecnologia dietro, BTC segue un corso diverso, sia di sviluppo nel settore dei pagamenti sia anche per aver dato via ad una rivoluzione digital/sociale che sta davvero rivoluzionando un intero settore economico.

Quindi c’è una probabilità che la criptovaluta abbia già toccato il fondo?

Secondo me si, proprio perchè i grossi attori Finanziari, Statali e Commerciali stanno cavalcando questo settore e stanno cercando di comprenderlo e svilupparlo.

Ma ricorda sempre che la Blockchain resta una, e deve essere decentralizzata per appartenere a noi!

Impegno per la trasparenza: l'autore di questo articolo ha investito e / o ha un interesse in uno o più beni discussi in questo post. Emanuele non avalla alcun progetto o risorsa che potrebbe essere menzionata o collegata in questo articolo. Ti preghiamo di tenerne conto quando valuti il contenuto di questo articolo.
Disclaimer: le opinioni sono esclusivamente personali. Nessuna delle informazioni che si leggono sul Emanuele deve essere presa come consiglio di investimento, né Emanuele approva alcun progetto che possa essere menzionato o collegato in questo articolo. Comprare e scambiare criptovalute dovrebbe essere considerato un'attività ad alto rischio. Ti preghiamo di fare la tua dovuta diligence prima di intraprendere qualsiasi azione relativa ai contenuti di questo articolo. Infine, lorenzograssia.com non si assume alcuna responsabilità in caso di perdita di denaro nel commercio di criptovalute.

Un MILIONE per cento la crescita di Bitcoin ad oggi

Secondo quanto rivelato su Twitter da DataLight, investire in bitcoin (BTC) nel corso degli anni ha reso molto di più che non investire in altcoin, ovvero in altre criptovalute.

Read this article in the English version here.

 

 

Il grafico analizza infatti i rendimenti di alcune criptovalute dal momento del loro approdo sugli exchange ad oggi.

La domanda che si sono posti gli analisti di DataLight è:

“Se avessi investito 100 dollari in ognuna di queste monete al momento del listing sugli exchange, quanto varrebbe oggi il tuo investimento?”

Sono state prese in considerazione le prime 15 criptovalute per capitalizzazione di mercato, tranne ovviamente USDT, ed il risultato è che il rendimento di bitcoin nel corso degli anni è stato di gran lunga il maggiore.

Certo, bitcoin (BTC) è scambiabile sugli exchange da quasi nove anni, mentre gli altri da meno di sei, ma la differenza dei rendimenti è davvero netta.

 

Infatti 100 dollari investiti in BTC a metà del 2010 circa ora valgono più di un milione e trecentomila, con un rendimento superiore al milione per cento.

Al secondo posto c’è ETH, con un valore di 68.000 dollari circa in quasi quattro anni, mentre al terzo c’è Dash, con un valore di circa 39.000 dollari in cinque anni. Più distanziato invece XRP (Ripple), con un valore di poco superiore ai 6.000 dollari in più di 5 anni.

Le differenze con bitcoin sono pertanto abissali, anche alla luce dei pochi anni in più di presenza sugli exchange.

Da notare la notevole performance di Binance Coin (BNB), che in meno di due anni ha superato i 13.000 dollari, e le performance negative per Bitcoin Cash, Bitcoin SV e IOTA, che dal momento dello sbarco sugli exchange hanno addirittura perso valore.

Va però sottolineato che a metà del 2010, quando BTC fece il suo esordio sul mercato degli scambi, erano davvero in pochi a conoscerne l’esistenza, ed il mercato delle criptovalute era minuscolo ed estremamente di nicchia.

 

Quindi questa comparazione appare un po’ forzata, seppur basata su dati oggettivi. È tuttavia difficile stabilire come potrebbe essere effettuata altrimenti, visto che lo sbarco di bitcoin sul mercato dei cambi risale effettivamente a metà 2010.

 

come valutiamo Bitcoin ?

Credo ci sia un punto molto discutibile inerente il modo di valutare il bitcoin e le criptovalute in generale, derivato da un errore fondamentale. Questo punto è la cosiddetta capitalizzazione. L’errore è quello di credere che davvero la capitalizzazione in USD esista nell’ambito del mondo crypto. Ad essere sincero, fino ad ora non ho ancora mai trovato nessuno che ne parlasse e che lo spiegasse. Cosa intendo? Intendo dire che, non esiste alcuna capitalizzazione REALE in USD o altre valute FIAT, legata alle criptovalute e al bitcoin. Quei numeri che vediamo indicare la CAPITALIZZAZIONE non corrispondono in alcun modo alla reale quantità di liquidità FIAT “immessa nel mercato crypto”. Sono dei numeri completamente astratti e risultanti da un calcolo matematico (una semplice moltiplicazione) che si basa sulla quantità di criptovaluta in circolazione moltiplicata per l’attuale valore medio di mercato sugli exchange!

Ovvero: se fra un minuto il mercato dovesse decidere, attraverso la domanda e l’offerta, che 1 BTC vale 8,000 USD anziché 4,000 USD, accadrebbe che fra un minuto, la capitalizzazione si raddoppierebbe senza che nessuno ha speso o investito un sol centesimo di USD!

Questa è una cosa di una rilevanza assolutamente FONDAMENTALE! Che è necessari diffondere e far comprendere a tutti! Economisti e professionisti compresi.

Non esiste una “cassa delle criptovalute” in cui possono essere “depositati” i Dollari (o qualsiasi altro asset, come CONTROVALORE di una criptovaluta o del bitcoin! Il valore di una criptovaluta non può quindi in nessun modo essere abbinabile al sistema FIAT! In qualsiasi modo si tenti di riuscirci.

4 persone su mille abitanti nel mondo utilizzano le cryptovalute

Secondo alcune stime il numero complessivo delle persone che utilizza le criptovalute non è ancora nemmeno superiore a 25 milioni (quelli che usano Bitcoin sarebbero meno di 20 milioni, a cui vanno aggiunte le persone che non usano Bitcoin ma solo altre criptovalute).

Nonostante questa sia più o meno la popolazione dell’Australia, in realtà non è affatto un numero elevato: anzi… Infatti la Terra è abitata da ben 7 miliardi e mezzo di abitanti (ovvero 7.500 milioni), e questo fa sì che i 25 milioni di utilizzatori di criptovalute siano meno dello 0,4% delle persone che abitano il pianeta!
In realtà in alcuni Stati (come gli USA, il Giappone, o anche l’Italia) questa percentuale è molto più elevata, ma ci sono Stati molto popolosi (come l’India, il Pakistan, l’Indonesia, la Nigeria, ecc.) in cui invece è molto, molto più bassa, e questo riduce moltissimo la media.

Secondo alcuni scenari immaginati da persone che conoscono bene sia il settore delle criptovalute che quello della finanza in generale, non è assurdo pensare che in futuro si possa arrivare ad una diffusione tale di questi strumenti da poter immaginare che addirittura il 30% dell’intera popolazione mondiale li possa utilizzare. Se così sarà il numero degli utilizzatori si sarà centuplicato rispetto ad ora. E ricordatevi che, secondo la legge di Metcalfe, “il valore di una rete è proporzionale al quadrato del numero degli utenti”.

Pertanto è possible immaginare che, se la diffusione dell’utilizzo delle criptovalute raggiungerà la quota del 30% dell’intera popolazione mondiale (rispetto allo 0,3% circa attuale), se ne potrebbe centuplicare anche il valore complessivo. Ovvero dai circa 200 miliardi di dollari attuali alla strabiliante cifra di 20mila miliardi di dollari (tenete presente che l’intero mercato mondiale dell’oro ha un valore complessivo di 7mila miliardi di dollari).

Ovviamente queste previsioni sono a dir poco azzardate, ma servono per rendersi chiaramente conto di due cose:

  1. questo settore è solamente all’inizio, ed ha margini di crescita davvero molto, molto ampi
  2. il valore complessivo del mercato delle criptovalute molto probabilmente è destinato a crescere in futuro, anche di molto.

Gli “anni buoni” in cui si verificheranno le crescite maggiori sono probabilmente questi, ovvero i prossimi 3 o 5 anni. Quindi il “momento buono” per entrare in questo mercato è… ADESSO!

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Bitcoin opera ad un livello di trasparenza senza precedenti, a cui la maggior parte delle persone non è abituata. Tutte le transazioni di Bitcoin sono pubbliche, tracciabili e raccolte in maniera permanente nella rete di Bitcoin. Gli indirizzi di Bitcoin sono le uniche informazioni utilizzate per definire dove si trovano i bitcoin, e dove sono inviati. Tali indirizzi sono creati privatamente dai portafogli di ciascun utente. Tuttavia, una volta che gli indirizzi vengono utilizzati, sono corrotti dalla storia di tutte le transazioni in cui sono coinvolti. Tutti possono vedere il bilancio e tutte le transazioni di ogni indirizzo. Dato che gli utenti di solito devono rivelare la propria identità, per poter ricevere servizi o beni, gli indirizzi Bitcoin non possono restare totalmente anonimi. Per queste ragioni, gli indirizzi Bitcoin dovrebbero essere utilizzati solo una volta e gli utenti devono prestare attenzione a non divulgare i loro indirizzi.

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Usa nuovi indirizzi per ricevere pagamenti

Per proteggere la tua privacy, dovresti utilizzare un nuovo indirizzo Bitcoin ogni volta che ricevi un nuovo pagamento. Inoltre, puoi utilizzare multipli portafogli per diversi scopi. Facendo così, puoi isolare ogni singola transazione, in modo tale da non rendere possibile la loro associazione globale. Le persone che ti inviano denaro, non possono vedere gli altri indirizzi Bitcoin che possiedi, e che cosa ne fai. Questo è probabilmente il consiglio più importante che dovresti tenere in mente.

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Attenzione agli spazi pubblici

A meno che la tua intenzione non sia quella di ricevere donazioni o pagamenti in completa trasparenza, pubblicare un indirizzo Bitcoin in spazi pubblici quali siti web o social network non è una buona idea in termini di privacy. Se scegli di farlo, ricorda sempre che se sposti fondi da questo indirizzo a un tuo altro indirizzo, anch’esso sarà facilmente rintracciabile. Oltretutto, sarebbe prudente non pubblicare informazioni su transazioni o acquisti che potrebbero permettere a qualcuno di identificare il tuo indirizzo Bitcoin.

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Il tuo indirizzo IP può essere registrato

Dato che la rete di Bitocoin è un network peer-to-peer, è possibile ascoltare le informazioni relative alle transazioni e registrare i loro indirizzi IP. I client full node registrano tutte le transazioni degli utenti, così come le proprie. Ciò significa che trovare la fonte di qualsiasi particolare transazione può rilvelarsi difficile, e qualsiasi node di Bitcoin può essere scambiato per la fonte di una transazione, quando in realtà non lo è. Potresti considerare di nascondere l’indirizzo IP del tuo computer con uno strumento come Tor così che sia impossibile accedervi.

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Limitazioni nel mischiare servizi

Alcuni servizi online chiamarti servizi misti offrono la possibilità di mescolare la tracciabilità tra utenti, ricevendo e inviando la stessa quantità utilizzando indirizzi Bitcoin indipendenti. E’ importante notare che la legalità nell’utilizzare tali servizi può variare ed essere soggetta a diverse leggi in ogni giurisdizione. Questi servizi richiedono anche che tu abbia fiducia nei soggetti che li gestiscono, affinché non perdano o rubino i tuoi fondi, e non mantengano un registro delle tue richieste. Sebbene i servizi misti possano rompere la tracciabilità per piccole cifre, diventa molto difficile fare lo stesso per le transazioni maggiori.

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Futuri miglioramenti

Ci si aspetta molti miglioramenti in futuro, in ambito di privacy. Ad esempio, si stanno facendo sforzi con i messaggi di pagamento API, per evitare la contaminazione di indirizzi multipli, durante un pagamento. Il cambiamento degli indirizzi con Bitcoin Core potrà essere impiantato in altri portafogli nel tempo. Le interfacce grafiche degli utenti potranno essere migliorate per garantire dei metodi di pagamento a favore degli utenti, scoraggiando il riutilizzo degli indirizzi. Si stanno svolgendo anche dei lavori e delle ricerche per sviluppare altre funzionalità estese della privacy, come riunire insieme transazioni casuali degli utenti,

Cose da sapere su Bitcoin

Ecco una carrellata di curiosità, notizie, informazioni e spiegazioni in comode “pillole”, in ordine sparso, che tutti i bitcoiner dovrebbero sapere, ma che troppo pochi sanno. Se sei un novizio tuffatici, ma anche i più esperti troveranno tante curiosità di cui non erano al corrente!

  1. Al picco del prezzo di Bitcoin del dicembre 2017 la potenza di calcolo della rete ammontava a 15 exahashes al secondo. Nonostante la fase di bear market, la potenza computazionale è continuamente cresciuta e oggi tocca i 50 exahashes al secondo. L’investimento dietro la blockchain Bitcoin e che ne garantisce la sicurezza è quindi più che triplicato nonostante la caduta dei prezzi.
  2. MtGox contava nel 2014 per il 70% dei volumi di trading globali in cryptovalute. Oggi l’exchange coi volumi più elevati di cambio in dollari è Bitfinex (32% dei volumi mondiali) seguito da Coinbase (21%) e Bitstamp (18%). In euro è Kraken (50%) seguito da Coinbase (15%) e Bistamp (14%)
  3. Al crollo dell’exchange MtGox anche alcuni Core developers possedevano un conto sulla piattaforma e hanno subito perdite ingenti: quasi 1.000 bitcoin da parte di Gregory Maxwell e quasi 500 da parte di Luke Dash jr.
  4. Satoshi Nakamoto pubblicò il White Paper di Bitcoin sulla cryptography mailing list il 31 ottobre 2008. Il primo feedback che ricevette fu di James A. Donald il 2 novembre, il quale disse che Bitcoin non può funzionare: “abbiamo davvero, davvero bisogno di questo sistema, ma per come capisco la proposta, non sembra scalare al livello richiesto”. Donald aveva ragione, solo anni dopo si inizia a immaginare una reale soluzione di scalabilità, con Lightning Network.
  5. Nel 2020 l’halving ridurrà l’offerta giornaliera di bitcoin dimezzandola da 1800 a 900 bitcoin circa. Per quella data saranno stati prodotti l’87% dei bitcoin che verranno mai ad esistenza
  6. La prima traduzione del software Bitcoin in una lingua diversa dall’inglese è stata l’italiano. Quando il 27 maggio 2010 Franco Cimatti (con l’utenza “Hostfat”) allega sul form bitcointalk le traduzioni in italiano, Satoshi Nakamoto esulta postando in risposta: “Hurray! We have our first language!”
  7. Il primo blog in italiano a parlare di Bitcoin è stato probabilmente Il Portico Dipinto (Alessandro Polverini) nell’aprile 2011.
  8. Il glossario Bitcoin in italiano più completo si trova qui, su questo blog:
    http://www.emanueledinicola.eu/vocabolario-delle-crypto/
  9. Tutte le modifiche del protocollo Bitcoin pianificate e realizzate negli ultimi 4 anni sono state necessarie per adattare il protocollo alla tecnologia Lightning Network: il 14 dicembre 2015 è stato introdotto checklock time verify; 4 luglio 2016 checksequence verify, il 24 Agosto 2017 segregated witness.
  10. Una primissima idea di Lightning Network è stata concepita da Satoshi Nakamoto stesso, come testimonia una mail a Mike Hearn, dove addirittura Satoshi presenta un concetto molto simile a checksequence verify (che Satoshi chiama “IsNewerThan”) il quale sarà introdotto su Bitcoin solo col fork del 4 luglio 2016
    (vai alla mail di Hearn)
  11. Pieter Wuille e Wladimir van Der Laan sono estremamente attivi nello sviluppo di Bitcoin sin dal 2011 e hanno effettuato in 8 anni oltre 2700 contributi (commit) al codice. Per fare un paragone, Satoshi Nakamoto ha scritto circa 2000 righe del codice di Bitcoin Core, Pieter Wuille ne ha scritte dieci volte tante.
  12. Dei 20 upgrade o “consensus fork” eseguiti nella storia su Bitcoin, tre sono legati a dei “bug”, riscontrati rispettivamente il 15 agosto 2010, l’11 marzo 2013 e il 17 settembre 2018. Nel caso del 2013, la soluzione al bug è stata in realtà un downgrade, anziché un upgrade.
  13. Nell’aprile 2014 è stato implementata una modifica (BIP42) per evitare che, fra circa 256 anni, i miner avebbero potuto produrre più di 21 milioni di bitcoin, aggiungendone altri 21 per i seguenti 256 anni, e così via all’infinito. Essendo questa modifica a tutti gli effetti un soft fork, possiamo contare ben venti consensus fork fatti nella storia di Bitcoin
  14. La proposta di upgrade BIP42 del 2014 è scritta con un “tono” molto diverso dal solito. BIP42 evita che l’offerta monetaria di Bitcoin sia effettivamente infinita a cicli di 256 anni. Il responsabile di questa grave svista nel codice scritto in C++ è stato proprio Satoshi Nakamoto (che però nel 2014 non era già più in circolazione da molto tempo). Pieter Wuille, che ha scritto la proposta di BIP42, nel testo ufficiale si prende bonariamente gioco di Satoshi con queste parole: “Come è ben noto, Satoshi è stato un maestro programmatore, la cui padronanza di C++ era superata soltanto dalla sua conoscenza della cultura giapponese. Il codice qui di seguito […] è scritto in modo da fare accuratamente affidamento su un comportamento indefinito delle specifiche di C++”
  15. Prima del 2014 esistevano meno di 4 esemplari di Bitcoin ATM. Nel corso del 2018 sono raddoppiati passando da 2000 a 4000. (https://coinatmradar.com/charts/growth/)
  16. Sotto il Bitcoin Relay network di Matt Corallo del 2016, il 90% dei blocchi della blockchain vengono distribuiti nella rete in 570 millisecondi, nel FIBRE network sviluppato da Corallo nel 2018, questi impiegano soltanto 141 millisecondi.
  17. l’11 febbraio 2019 c’è stato un blocco orfanato dalla rete. Nel corso del 2018 ci sono stati 6 blocchi orfani. Oggi la frequenza di blocchi orfani è molto diminuita, grazie alla maggiore velocità di relay dei blocchi nella rete Bitcoin, grazie ai progressi tecnici. Un blocco orfano avviene quando due miner scoprono contemporaneamente un nuovo blocco alla stessa altezza (block height) ed entrambi i blocchi iniziano a diffondersi in rete. Uno dei due verrà orfanato nel momento in cui il miner successivo scoprirà il nuovo blocco a partire da soltanto uno dei due precedenti blocchi. Ogni blocco orfano è come un piccolo fork della rete Bitcoin, la cui catena è immediatamente abbandonata.
  18. Il 15 agosto 2010 un miner ha sfruttato una falla presente del protocollo per creare bitcoin oltre la quantità prevista. In 5 ore il bug del codice è stato identificato e riparato, quindi i miner “onesti” hanno scaricato il nuovo software e forkato la blockchain, convogliando la potenza di calcolo sulla catena “onesta”. Nell’arco di 3 ore questa ha prevalso ed è stato ripristinato l’ordine. Non c’è notizia di alcun danno economico per nessun utente avvenuto in questa occasione.
  19. Il network Bitcoin ha costantemente funzionato senza alcun intoppo per il 99.9833807% del tempo, dalla nascita della blockchain il giorno 3 gennaio 2009 (alle ore 02:54:25 GMT) fino ad oggi
  20. L’11 marzo 2013 un bug nel codice presente nel nuovo rilascio di una versione del client Bitcoin Core, già installato da alcuni miners, provocò inavvertitamente un fork dalla catena dei miners che non avevano ancora installato l’upgrade. Il problema è durato 6 ore, finché tutti i miners sono tornati alla versione precedente di Bitcoin Core (downgrade).
  21. Si ha notizia di un utente che riuscì, nella finestra di tempo del fork dell’11 marzo 2013, a fare double spending  (doppia spesa )  ai danni del servizio Okpay. È l’unico caso noto di double spending effettivamente riuscito della storia di Bitcoin (che sia avvenuto dopo le canoniche 3-6 conferme di attesa), dato che la transazione spesa due volte ai danni di Okpay aveva ben 15 conferme.
  22. In origine, il codice sorgente di Bitcoin si trovava su Bitcoin.org. Una volta concordata una modifica, gli sviluppatori inviavano una mail con il codice a Satoshi Nakamoto, Martti Malmi oppure Gavin Andresen, i quali aggiornavano direttamente il codice sorgente. Il processo di revisione del codice di Bitcoin Core è diventato sempre più trasparente, passando prima su SourceForge (dove Martti Malmi creò la repository) e poi, con Gavin Andresen, su Github
  23. L’ultimo fork upgrade si è verificato il 17 settembre 2018 per correggere una falla nel protocollo, scoperta il giorno stesso, che avrebbe permesso la crezione di virtualmente infiniti bitcoin. Il bug era presente nel codice da quasi 2 anni, introdotto il 10 novembre 2016 per via di una modifica minore del client che ebbe scarsa revisione del codice.
  24. Matt Corallo, lo sviluppatore che scrisse la parte di codice fallata il 10 novembre 2016, è stato lo stesso sviluppatore che ha distribuito la patch risolutiva del bug il 17 settembre 2018. Chi ha scoperto la falla invece è uno sviluppatore che stava lavorando a Bitcoin Cash.
  25. Il 96% dei fullnode della rete Bitcoin sono software Bitcoin Core. Ma chiunque può creare un software alternativo, anche in altri linguaggi di programmazione, compatibile con lo stesso protocollo Bitcoin. Ad oggi ci sono una decina di implementazioni di fullnode diversi.
  26. Il codice di Bitcoin Core può essere distribuito, discusso e pubblicato su qualsiasi piattaforma, ma per prassi viene utilizzato Github, oggi di proprietà di Microsoft. A garanzia del fatto che non sia stato introdotto malware nel codice rilasciato su Github, vengono generalmente riconosciute 5 firme digitali con cui sono rilasciate nuove versioni di Bitcoin Core, ciascuna detenuta da uno sviluppatore Bitcoin molto noto e quindi “fidato” nella community
  27. I 5 sviluppatori che ora controllano le chiavi digitali con cui è firmato il codice Bitcoin Core sono: Wladimir J. Van Der Laan, Pieter Wuille, Jonas Schnelli, Marco Falke, Samuel Dobson
  28. Il “Bitcoin Core maintainer” è Wladimir J. Van Der Laan dal 2011, ruolo prima spettante a Gavin Andresen. A livello pratico, a tale ruolo corrisponde una posizione su Github che permette di dare il commit access ad utenti che possano così mettere direttamente mano al codice sorgente.
  29. Nella storia di Bitcoin, pochissime persone hanno goduto degli accessi per modificare il codice sorgente (su bitcoin.org e SoundForge prima, Github poi). Gli unici noti sono: Satoshi Nakamoto, Martti Malmi, Laszlo Hanyecz, Gavin Andresen, Chris Moore, Jeff Garzik, Nils Schneider, Gregory Maxwell; più i cinque che hanno ancora oggi l’accesso ovvero: Wladimir J. van der Laan, Pieter Wuille, Jonas Schnelli, Marco Falke, Samuel Dobson
  30. Nel corso della storia di Bitcoin, oltre 600 persone hanno contribuito a scrivere il codice di Bitcoin Core che oggi utilizziamo (607 contributors su Github)
  31. Coloro che non hanno commit access su Github e a cui vengono negate le modifiche alla repository di Bitcoin Core, possono fare forking del codice e creare un software Bitcoin alternativo a Bitcoin Core. Tale software può essere programmato per lavorare sulla catena stessa di Bitcoin (quindi un’implementazione alternativa di nodo Bitcoin che sia compatibile con lo stesso protocollo), oppure creare una catena alternativa, come il fullnode Bitcoin ABC che ha dato il via a Bitcoin Cash
  32. Su Github nel 2018 sono stati scritti oltre 26 mila commenti e revisioni (70 al giorno) al codice di Bitcoin Core, sono state inoltrate quasi 1500 richieste di modifica di cui 1300 accettate (merged). Gli sviluppatori che hanno contribuito al codice nel 2018 sono stati 194.
  33. Gli sviluppatori pubblicano il codice, ma quale sarà il protocollo vigente è una scelta della community nel suo complesso. SegWit è uno degli upgrade più noti della storia di Bitcoin, proposto dal “Core” team di sviluppatori di Bitcoin Core tramite BIP144 (scritto da Pieter Wuille con Erik Lombrozo). L’upgrade era stato pensato dal team Bitcoin Core con la segnalazione BIP141. Tuttavia, SegWit non è mai stato approvato con BIP141. Non è infatti il team di sviluppo a scegliere quale software upgrade installerà la community e quando lo installerà, bensì è la maggioranza economica a decidere spontaneamente.
  34. La segnalazione di upgrade di SegWit è avvenuta tramite BIP91 (presente nel client BTC1, diverso da Bitcoin Core), che forzava la segnalazione di BIP148 (quest’ultimo conosciuto come UASF). Nessuno dei due BIP è stato integrato in Bitcoin Core, anzi il team principale di sviluppo di Bitcoin Core era contrario ad entrambe le varianti. L’upgrade a SegWit è stato quindi determinato da due client diversi da Bitcoin Core: BTC1 e Bitcoin Core UASF.
  35. Quando i valori di Bitfinex erano ancora custoditi, tramite Noble, presso la Bank of New York Mellon (la custodian bank più grande del mondo), i 4 miliardi di dollari “cash” presenti nel suo conto costituivano probabilmente uno degli account in dollari cash (ovvero immediatamente liquidabili) più ricchi del pianeta. Vale la pena ripeterlo: “uno degli account più ricchi del pianeta”
  36. Tether è l’unica stable coin realmente utilizzata (98% dei volumi di tutte le stable coin). Contrariamente a quanto dicono i detrattori, non ha mai dato segnali di non essere realmente garantito da 1 dollaro per ogni tether esistente. Anzi, nel solo mese di ottobre 2018 c’è stata una conversione massiccia di tether, per cui sono stati prelevati oltre 1 miliardo di dollari (distruggendo i rispettivi tether). Tale prelievo è stato fronteggiato da Bitfinex senza battere ciglio.
  37. Le banche, super-regolamentate, sorvegliate e talvolta nazionalizzate, non sono in grado di far fronte a prelievi un po’ più consistenti dell’ordinario senza ricorrere ad aiuti statali (pagati dai contribuenti), per via del meccanismo della riserva frazionaria. È probabile che nessuna banca tradizionale al mondo di deposito e investimento possa sostenere un prelievo di 1 miliardo di dollari senza fallire (escluse le custodian bank, istituti esistenti negli USA). Alla prova dei fatti, l’exchange Bitfinex si è rivelato sorprendentemente uno degli istituti finanziari più solidi al mondo.
  38. Secondo una ricerca di CipherTrace, tramite tutte le cryptovalute ci sarebbe stato un riciclaggio, dal 2009 ad oggi (in 10 anni), di 2.5 miliardi di dollari. Si stima che le banche europee riciclino denaro per una quantità pari all’1% del PIL europeo all’anno, quindi circa 140 miliardi di dollari ogni anno.
  39. La quantità di valore spostato sul layer di base di Bitcoin, ovvero la blockchain (senza considerare Bitcoin transati su layer secondari o servizi fiduciari), ha superato di gran lunga Paypal e si sta avvicinando all’ordine di grandezza dei volumi di Mastercard e Visa (circa un decimo di Visa).
  40. Nonostante il bear market, nel corso del 2018 il valore medio delle transazioni Bitcoin su blockchain è aumentato del 30% rispetto alla media del 2017, da mille miliardi di dollari (1T $) a mille e trecento miliardi di dollari (1.3 T). Visa muove circa 10 mila miliardi di dollari l’anno (10 T $).
  41. Una transazione Bitcoin può essere “bruciata” rendendo il suo output non più spendibile. Si consuma così una minuscola frazione di Bitcoin, ma è possibile in questo modo scrivere dei dati a piacere all’interno della blockchain (OP_RETURN).
  42. Tether funziona su blockchain bitcoin tramite l’omni-protocol che sfrutta l’OP_RETURN. Nel 2018 il numero di output OP_RETURN su blockchain è aumentato da 4 milioni a 10 milioni, il 53% di questi è fatto con l’omni layer protocol (Tether).
  43. Tramite Tether oltre 200 milioni di dollari vengono trasferiti ogni giorno sulla blockchain Bitcoin (in proiezione, 70 miliardi di dollari l’anno) (blockspur data)
  44. Se, per ipotesi, tutte le transazioni della storia di Bitcoin fossero state moderne confidential transactions (garantendo maggiore garanzia di anonimato), oggi la blockchain di Bitcoin peserebbe 650gb. Il maggior peso è uno dei motivi principali per cui non è stato proposto un upgrade del protocollo Bitcoin che permetta tali transazioni. Anche con bulletproof (implementato poi su Monero) il peso è elevato e la blockchain quindi meno efficiente rispetto all’attuale standard
  45. Mimble Wimble è un protocollo rivoluzionario che permette di fare confidential transactions (quindi transazione completamente anonime) senza aumentare il peso della blockchain, anzi diminuendolo
  46. Grin, nuova cryptovaluta che implementa Mimble Wimble, permette di fare transazioni tre volte meno costose (in termini di spazio) rispetto a quelle di Bitcoin, pur aggiungendo maggiore privacy alle transazioni. Se ci fosse un volume di transazoini su Grin pari a quello presente su Bitcoin (e sullo stesso arco temporale di 10 anni), la blockchain di Grin peserebbe circa 70gb contro i 200gb di Bitcoin.
  47. Grin è pensata da sviluppatori del mondo Bitcoin per studiare e testare al meglio Mimble Wimble, ma eventualmente anche per costituire una sidechain di Bitcoin e, forse in futuro, utilizzarla direttamente con Bitcoin tramite un “extension block” fork. Grin soltanto non può costituire una soluzione di scalabilità definitiva, poiché una cryptovaluta, per essere veramente scalabile, deve poter permettere “migliaia o milioni di transazioni in più” rispetto all’attuale Bitcoin onchain, a parità di spazio occupato, e non soltanto “il triplo in più” come Grin. È quindi necessaria una soluzione offchain come Lightning Network (oggi non implementabile sulla blockchain di Grin)
  48. I volumi giornalieri di trading in Bitcoin si aggirano negli ultimi mesi intorno ai 5-10 miliardi di dollari e da oltre un anno non scendono sotto i 3 miliardi, valore toccato per la prima volta nel novembre 2017, quando il prezzo di Bitcoin ebbe un’impennata a 7000 dollari arrivando poi, nel corso del mese successivo, a 19 mila. Facendo un paragone, i valori medi del volume di trading precedenti sono praticamente inesistenti. A inizio 2017 i volumi si attestavano sui 100 milioni giornalieri, quindi 100 volte più bassi di oggi, eppure il prezzo di Bitcoin era già solo un quarto di quello attuale.
  49. Quando un fullnode Bitcoin si connette a internet, deve trovare degli altri nodi della rete peer-to-peer di Bitcoin per partecipare alla rete, inviare e ricevere transazioni, fare download e relay dei blocchi della blockchain. Per iniziare è quindi necessario conoscere almeno l’indirizzo IP di un nodo qualsiasi. Salvo che non ci connettiamo manualmente a un indirizzo di nostra conoscenza, Bitcoin Core si connetterrà a uno dei seguenti server che provvederanno a fornire una lista di indirizzi. Sono server mantenuti da alcuni dei più famosi sviluppatori di Bitcoin Core:
    • bitcoin.sipa.be (Pieter Wuille)
    • bluematt.me (Matt Corallo)
    • bitcoin.dashjr.org (Luke Dash Junior)
    • bitcoin.jonasschnelli.ch (Jonas Schnelli)
    • btc.petertodd.org (Peter Todd)
    • bitcoinstats.com
  50. In italia ci sono numerosi negozi e punti fisici in cui personale dedicato può insegnarvi i primi passi nell’acquisto delle cryptovalute, e per prestare un aiuto agli utenti novizi per orientarsi in questo mondo. Ad esempio c’è lo store di Coin Society a Milano in via del Torchio 10, oppure Cripton in viale Piacenza 39 a Parma, o Bitcoinyou in via Conchiglia 103 a Civitanova Marche
  51. L’attuale sistema monetario in moneta fiat non è in grado di garantire transazioni elettroniche/digitali non reversibili per servizi non reversibili. Per fare un esempio: se mangio la pizza, non posso restituirla (se non già parzialmente digerita dai miei enzimi), perciò il servizio prestato dal pizzaiolo non è reversibile, ma il pagamento effettuato in carta di credito è reversibile. Questa “asimmetria” può divenire causa di truffe ed elevati costi di gestione. Negli USA le frodi con carta di credito hanno rappresentato un costo di quasi 17 miliardi solo nel 2018. Bitcoin è anche una soluzione tecnologica a questo problema
  52. Una normale transazione Bitcoin non è reversibile, ma se i due contraenti dovessero avere bisogno di reversibilità, possono utilizzare un servizio escrow. Per un servizio simile non è necessario conoscere le informazioni personali della controparte (come nome e cognome, indirizzo, dati bancari etc.), cosa che invece è sempre necessaria per le transazioni elettroniche in moneta fiat
  53. Questa transazione è la più grande della storia in quanto a numero di bitcoin trasferiti, ben 550 mila: vedi la transazione su blockchair
  54. Lightning Network permette, per la prima volta nella storia della civiltà umana, di effettuare convenientemente microtransazioni, grazie all’abbattimento dei costi per movimentare minuscole quantità di valore. Nuovi modelli di business, ma anche di sicurezza informatica, possono essere costruiti su questo nuovo sistema. Ad esempio, si possono sostituire gli anti-spam che richiedono potenza computazionale per superare un filtro (proof-of-work), con sistemi in cui viene effettuata una micro-transazione di acconto, trattenuta solo se l’utente si rivela malevolo (spammer, ddos attack etc.)
  55. Coinbase è probabilmente l’exchange che custodisce più bitcoin al mondo, controllando vari wallets che contano, in totale, 856 mila Bitcoin (è questo l’ammontare di una somma mossa fra il 1 e il 6 dicembre 2018 molto probabilmente riferibile a Coinbase – fonte).
  56. Sono noti due wallet dell’exchange Binance la cui somma ammonta a 190 mila bitcoin. Bitfinex e Bittrex hanno wallet rispettivamente cold wallet per 120 e 130 mila bitcoin ciascuno. È estremamente raro che wallet di singoli individui contino più di mille bitcoin (vi sono ad oggi solo 1886 indirizzi che conservano più di 1000 Bitcoin)
  57. Bitwala è il primo servizio che permette di mantenere un conto in moneta fiat garantito dalla Bundesbank fino a 100 mila euro e, al contempo, a fornire un webwallet da e verso cui si possono trasferire liberamente bitcoin, o spenderli tramite la carta di debito associata al conto
  58. Molte blockchain sono insicure e a rischio attacco 50+1. Alcune delle più famose che hanno subito un attacco di successo sono state Verge ed Ethereum Classic. Attaccare una blockchain non è una questione di hacking informatico, ma solo di potenza computazionale, ovvero di quanto un attaccante è in grado di investire economicamente nell’attacco, tenendo ovviamente conto del profitto atteso da tale attacco e della probabilità di successo
  59. Un attaccante ben organizzato che intende effettuare un 50+1 su una blockchain si assicurerà probabilmente anche la connivenza di un exchange. Infatti gli exchange hanno sistemi di alert e non autorizzano facilmente prelievi di somme ingenti, per cui un attaccante potrebbe spendere molto in potenza computazionale senza tuttavia riuscire a ottenere double spending remunerativi. Non si può escludere che Gate.io fosse in qualche modo coinvolto nell’attacco a Ethereum Classic, poiché la famosa “somma restituita” il 10 gennaio 2019 per cui si parla di “white hacking” è piuttosto sospetta. Chissà che non si trattasse invece una “mazzetta”.
  60. Fidarsi troppo degli exchange non è mai buona cosa, specialmente se sono piccoli e poco noti. QuadrigaX è fallito poiché aveva livelli di sicurezza inesistenti, dato che le chiavi del cold wallet erano in mano ad un’unica persona (deceduta), senza alcun meccanismo di multifirma né sblocco tramite locktime (o altri smart contracts) che exchange più strutturati implementano per assicurarsi al contempo la sicurezza e l’accesso ai propri wallet.
  61. Oltre all’utilizzo come scambio di valore (ad es. bitcoin) la tecnologia blockchain non serve “quasi” a niente ed è un errore il fatto di pensare che possa essere utile a molte strutture di business già esistenti. Tuttavia, un utilizzo della blockchain che è rivoluzionario rispetto ai sistemi pre-esistenti è il timestamping decentralizzato, che può sostituire completamente i principali servizi notarili. Opentimestamp è il fiore all’occhiello di questi sistemi.
  62. Un team italiano ha sviluppato dei videogiochi che sfruttano Lightning Network: ad esempio Super Mario Bro https://satoshis.games/, dove ogni coin che raccogliete in gioco è un satoshi che vi viene inviato tramite Lightning Network. Si può giocare anche gratis, ma se perdete la vita, perderete anche i satoshi raccolti. Acquistando più vite invece, i satoshi saranno ancora disponibili sino ad esaurimento delle vite rimanenti.
  63. Il batching è l’aggregazione di transazioni richieste dagli utenti in un’unica transazione. È uno strumento molto potente poiché permette di risparmiare tantissimo spazio sulla blockchain. Questa è una transazione unica con ben 13.007 outputs (13 mila) e pesa 445 kilobytes
    vedi la transazione su blockchair
    Questa transazione ha 19.900 input e pesa 840 kilobytes
    vedi la transazione su blockchari
  64. In questo momento (marzo 2019) vi sono meno di 2000 indirizzi/wallet con un oltre 1.000 bitcoin ciascuno. Per lo più sono tutti indirizzi di grandi exchange. Vi sono più di cento indirizzi che contengono esattamente 8000 e 5000 bitcoin e sembra che molti di questi siano sotto il controllo di Coinbase

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facciamo un Bilancio Auguri Euro 1 marzo 2002

Euro

 

 

 

 

 

Buon compleanno Euro!

Il 1 marzo 2002 l’Euro diventava moneta ufficiale… 17 anni di TRUFFA: Giornale? +95%. Elettricità? +60%. Benzina? +63%. Pizza? +123%. Gelato? +206% – Un rincaro medio di oltre 14.000 Euro a famiglia! …

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Il primo marzo 2002 l’Euro, in molti stati europei tra cui l’Italia, diventa valuta unica scambiabile. Era stato introdotto il primo gennaio del 1999 ufficialmente in 11 Paesi dell’Ue, ma iniziò a circolare ufficialmente, come moneta unica, solo nel 2002: nei suoi primi tre anni di vita, l’euro è stato utilizzato esclusivamente per i trasferimenti elettronici e per tutte le operazioni che non richiedevano pagamenti in contanti.

Dall’introduzione dell’euro i prezzi sono aumentati in modo esponenziale. È dal suo debutto che l’Euro è sul banco degli imputati come principale motivo della perdita di potere d’acquisto degli italiani, peggiorata dalla crisi economica che ha colpito le difficoltà del nostro Paese. Il cambio ottenuto allora come una grande vittoria, quelle 1936,27 lire per un euro, fece improvvisamente diventare povera la gran parte degli italiani. Dall’introduzione dell’euro ad oggi il nostro potere d’acquisto è crollato di oltre il 15%.

Fino al 2002 prendersi un caffè al bar costava 900 lire (46 centesimi di euro) oggi 90 centesimi, esattamente il doppio (+95%), per un cono gelato si spendevano 1.500 lire (77 cent di euro) oggi 3 euro (+206%), un prezzo quadruplicato. Non parliamo poi della penna a sfera che si comprava con 500 lire (25 centesimi) mentre oggi vale 1 euro (+300%).

Per un tramezzino si spendevano 1.500 lire (0,77 euro) oggi 2 euro (+160%) così come per un Big Mac 4.900 lire (2,5 euro) a 4,20 euro (+96%), la pizza margherita da 6.500 lire (3,36 a euro) agli attuali 7,5 euro con un rialzo pari al 123%.

Qualche altro aumento:

Pasta integrale: al Kg 1.850 lire (0,95 euro) oggi 2 euro (+110%).

Spaghetti: 1.680 lire (0,86 euro) oggi 2,50 euro al kg (+190%).

Fettine di vitello: 23.200 lire al kg (12 euro) oggi 26 euro al kg (+116%).

Passata di pomodoro: 1.200 lire (0,62 euro) oggi 1,39 euro (+124%).

Latte 2.100 lire (1,08 euro) oggi 1,8 (+66%).

Sogliola: 27.000 lire al kg (14 euro) oggi 35 euro al kg (+150%).

Patate: 1.200 lire al kg (0,62 euro) oggi 1,3 euro (+109%).

Quotidiani: 1.500 lire (0,77 euro) oggi 1,50 (+95%).

Jeans: 125.000 lire (64,5 euro) oggi 130 euro (+100%).

Biglietto autobus: 1.500 lire (0,77 euro) oggi 1,5 (+95%).

Elettricità: 647.000 lire (334 euro) 535 euro (+60%).

Benzina al litro: 1.900 lire (0,98 euro) agli 1,7 euro attuali (+63%).

Taglio parrucchiere: 26.000 (13,4) oggi 25 euro (+86%).

Se siamo più poveri l’Euro ha certamente delle responsabilità ma i governanti che non hanno saputo compensare gli effetti della crisi sono e restano i primi responsabili. Quelli che ci hanno fregato.

Secondo dati Codacons (risalenti già a 2 anni fa) i rincari sono quantificabili in 14mila euro a famiglia!

Secondo i Codacons (dati dell’epoca) dall’introduzione dell’euro, i prezzi e le tariffe in Italia per beni e servizi di largo consumo sono aumentati mediamente del +60% per un esborso pari a oltre 14mila euro a famiglia. Questa la denuncia il Codacons.