Archivio mensile:luglio 2018

Bitcoin è resiliente

Il Bitcoin è stato dato per morto dalla stampa anglosassone almeno 306 volte. Ma fino ad ora ogni volta che è stato sul punto di crollare è sempre “rinato”. E sta accadendo anche questa estate. Dopo aver toccato quota 6mila dollari (oltre 12mila in meno rispetto al massimo storico toccato a dicembre quando ha sfiorato i 19mila) è rimbalzato vigorosamente superando la soglia degli 8mila dollari.

Questo ennesimo scatto conferma la forte volatilità della criptovaluta più scambiata e capitalizzata (ad oggi vale oltre 130 miliardi di dollari). Ma allo stesso tempo anche la capacità di rialzarsi nei momenti di calo quando non sono in pochi a prepararne il necrologio.

Resta da capire cosa c’è dietro questo rimbalzo. «Nel settore delle criptomonete sei settimane fa giravano voci di imminenti vendite massicce – spiega Ferdinando Ametrano, professore di Bitcoin e tecnologia blockchain presso Milano-Bicocca e Politecnico di Milano -. Le voci si sono poi mostrate infondate: erano probabilmente diffuse da operatori spregiudicati per far collassare il prezzo di bitcoin e poter invece comprare a livelli più bassi. Quello delle criptovalute è un mercato deregolamentato, dove aggiotaggio e insider trading sono frequenti: chi aveva l’obiettivo di deprimere il prezzo ci è riuscito».

Dietro quindi (prima) i minimi di periodo a 6mila dollari e (dopo) lo scatto oltre 8mila ci sarebbe un motivo tecnico: l’interesse di operatori importanti a comprare il Bitcoin a un prezzo conveniente. Sfruttando la mancanza di regolamentazione e di controllo sulle informazioni in un settore da questo punto di vista ancora acerbo.

Il tutto ha incrementato la volatilità. «La volatilità di Bitcoin è fisiologica: il mercato è il luogo dove domanda e offerta si incrociano nel tentativo di definire il valore di un bene – prosegue Ametrano -. Se questo bene è controverso e difficile da comprendere come bitcoin, allora inevitabilmente anche il processo di formazione del prezzo non può che essere controverso e quindi volatile. Lo abbiamo già visto con Amazon: 20 anni fa il titolo era molto volatile perché non tutti concordavano che il commercio elettronico avrebbe cambiato il nostro stile di vita. Lo stesso capita oggi con bitcoin: è culturalmente faticoso comprendere che potrebbe essere l’equivalente digitale dell’oro, tanto significativo quanto lo è stato l’oro fisico nella storia della civilizzazione, della moneta e della finanza. Ma fra 5-10 anni, se si sarà affermato come oro digitale, un prezzo del bitcoin intorno ai 100mila dollari, o anche 400mila, non è implausibile».

Come arriva a queste valutazioni? «Semplice – prosegue il professore -. Bitcoin non è correlato con l’andamento degli altri asset. Ne deriva che anche solo in ottica di diversificazione avrebbe senso investirci l’1-2% del proprio portafoglio-. Il totale dei patrimoni gestiti al mondo ammonta a circa 100 trilioni: se il 2% si canalizzasse verso bitcoin porterebbe la sua capitalizzazione a 2 trilioni (anziché i 130 miliardi di attuale capitalizzazione di mercato, ndr) e quindi ad un prezzo di 100mila dollari. Se bitcoin, il primo asset digitale scarso, trasferibile ma non duplicabile, dovesse confermarsi come oro digitale, allora considerando che l’oro fisico capitalizza oggi 8 trilioni, rispettando queste proporzioni bitcoin potrebbe arrivare anche a 400mila dollari. Insomma, se l’esperimento bitcoin dovesse fallire il prezzo crollerà a zero, per cui meglio investire percentuali limitate del proprio patrimonio; ma se dovesse dimostrarsi sostenibile, come io credo, le quotazioni andranno alle stelle. Gli attuali prezzi di mercato implicitamente quotano questa possibilità al 7-8% di probabilità; io personalmente sono molto più ottimista».

Allo stesso tempo, dopo mesi di sordina, la copertura mediatica sul Bitcoin potrebbe tornare in auge. «Negli ultimi mesi abbiamo visto il Bitcoin scambiato a livelli che noi definiamo “value” e cioè l’area $5.500/$6.000 ha visto manifestarsi una certa domanda tra i buyers, pure in assenza di grandi notizie – spiega Ivan Gowan, ceo di Capital.com -. E questo ha fatto da ‘supporto tecnico’ al prezzo.Sebbene il livello delle notizie come detto si sia mantenuto basso, ha visto un incremento di attenzione mediatica nelle ultime due settimane».

«Negli ultimi giorni ci sono stati due rumors a “favore” delle criptovalute. In primo luogo vanno segnalati i report secondo cui BlackRock abbia idea di costituire un team dedicato a valutare le opportunità di investire nelle cripto – spiega Gowan -. A questi rumor va aggiunta la notizia di inizio settimana in base a cui potremmo essere vicini all’approvazione di un Etf sul Bitcoin. Ci sta che a propria volta ha contribuito a rialzare il prezzo. Tutto ciò, alla fine, non fa che contribuire ad accrescere credibilità per il mondo delle criptovalute».

twitter.com/vitolops

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Quante volte hanno attaccato Bitcoin ?

Primavera 2011: dopo aver trascorso i suoi primi mesi di vita gravitando attorno a un valore compreso tra i 20 centesimi e il dollaro, il Bitcoin, improvvisamente, s’impenna: a metà maggio raggiunge quota 8 dollari, il 4 giugno arriva a 15 dollari. Da lì, nel giro di soli quattro giorni, raddoppia ulteriormente il suo valore arrivando a toccare un nuovo record: 30 dollari.

È la prima volta che il Bitcoin viene avvolto dalla FOMO (fear of missing out, la paura di perdere il treno mentre tutti stanno guadagnando alla grande); a cui fa seguito, inevitabile, la caduta. Passa l’estate, passa l’autunno e il Bitcoin continua a cedere valore, giorno dopo giorno, senza dare cenno di ripresa. Il 22 novembre atterra a 2,33 dollari: un calo del 93% rispetto al massimo storico di allora. “È la fine”, si affrettano a dire parecchi esperti mentre gli investitori, convinti di essersi giocati male le loro carte, iniziano a disperarsi. Inesorabili, da più parti, arrivano le voci che gridano allo scoppio della bolla dei Bitcoin.

Peccato che poi il prezzo abbia ripreso gradualmente a salire. Certo, chi aveva comprato al massimo storico di allora ha dovuto aspettare un po’ prima di vedere qualche guadagno; ma all’inizio del 2013 il Bitcoin comincia a correre e il 9 aprile fa segnare il nuovo record: 230 dollari; un incremento di 8 volte rispetto al valore raggiunto il 4 giugno 2011. Di nuovo si scatena la FOMO, e di nuovo – nel giro di una sola settimana – il valore della criptomoneta per definizione precipita, questa volta del 71% e arrivando a toccare i 63 dollari. “Il Bitcoin è morto, la bolla è scoppiata”, si sente urlare da più parti. A fine novembre 2013, però, il Bitcoin raggiunge il suo nuovo record superando per la prima volta quota 1.000 dollari. A questo punto, potete immaginare cos’è successo subito dopo.

Regolarmente, ogni improvvisa impennata è stata seguita da un crollo che ha fatto gridare allo scoppio della bolla, e alla fine del Bitcoin, solo per poi assistere inermi mentre il prezzo ricominciava a salire sempre con maggiore slancio. Per la precisione, il sito 99Bitcoins – che ha un’apposita sezione – ha calcolato che il Bitcoin è stato dichiarato defunto 251 volte. Per fare solo qualche esempio, Wired aveva decretato “expired” la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto (chiunque sia o siano) già nel 2012; quando valeva 13 dollari. “All’apice della sua popolarità, il Bitcoin veniva strombazzato come una possibile alternativa alla valuta per l’epoca di internet”, scriveva all’epoca Jordan Tuwiner. “Poi sono arrivati i malware, il mercato nero e le ambiguità legali” a decretarne l’inevitabile fine.

Se in quei giorni l’autore del pezzo avesse comprato 1000 dollari in Bitcoin, oggi si ritroverebbe in banca circa 640mila dollari. Come dire, c’erano modi più remunerativi di passare il proprio tempo. Anche perché, secondo altri calcoli, in media ogni tre mesi si registra una brusca caduta del valore dei bitcoin che porta tutti a gridare alla morte delle criptovalute.

Non tutti i crolli, però, sono stati seguiti da rapide risalite: il 2014 è il terribile anno dell’hack di Mt. Gox, exchange (le piattaforme di compravendita delle criptomonete) che all’epoca gestiva circa il 70% delle transazioni globali. L’attacco hacker causa la scomparsa nel nulla di qualcosa come 450 milioni di dollari in Bitcoin, provocando un disastro di proporzioni bibliche dal quale, secondo molti, la moneta digitale non si sarebbe più ripresa. Prima dell’attacco, la nostra criptovaluta valeva più o meno 800 dollari: un anno dopo la ritroviamo ancora poco sopra i 200 dollari. Sembrava davvero la fine. Ci sono voluti quasi tre anni perché recuperasse (tra innumerevoli salite e ricadute) il suo valore, ma – indovina un po’? – agli inizi del 2017 il Bitcoin riprende l’arrampicata, supera i mille dollari e comincia quell’incredibile scalata che lo porterà, nel mese di dicembre, a toccare il suo attuale record storico: 19.535 dollari.

Non è sicuro che risalga anche questa volta, anche perché l’argomento è diventato mainstream, quindi probabilmente ha raggiunto la vetta

Più o meno tutti sanno cos’è successo in seguito, il Bitcoin è sceso fino al minimo, toccato pochi giorni fa, di 6.200 dollari, cedendo quasi il 70%. E infatti siamo attualmente alle prese con le cicliche e inevitabili voci di “bolla” e “morte del Bitcoin” (e di tutte le alt-coin che, negli anni, hanno invaso il panorama); nel frattempo il mercato sembra essere nuovamente in grado di recuperare e – sebbene i picchi segnati a inizio 2018 siano ancora molto lontani – la storia potrebbe nuovamente ripetersi.

Il condizionale, ovviamente, è d’obbligo; per svariate ragioni: prima di tutto, perché le prestazioni del passato non danno alcuna garanzia sugli andamenti futuri; secondariamente, perché potrebbe anche essere che quel picco di 20mila dollari non venga più raggiunto (soprattutto considerando che, secondo numerosi analisti, il prezzo potrebbe essere stato gonfiato dalle manovre poco chiare dell’exchange Bitfinex) o che ci vogliano anni perché ciò avvenga. Infine perché quanto successo quest’anno non è stato analizzato solo da forum di appassionati e riviste di tecnologia, ma anche dai principali quotidiani e telegiornali del mondo. E quando le cose diventano mainstream, può davvero essere che la vetta sia stata conquistata.

Ci sono però altrettante ragioni per ritenere che questa sia solo un’ennesima fase di passaggio. La ragione più importante riguarda la tecnologia che sta alla base delle criptovalute, la blockchain, che rappresenta una delle innovazioni più promettenti degli ultimi anni e che ha davvero potenzialità rivoluzionarie. Come ha insegnato la bolla delle dot-com, la speculazione può anche essere in grado di gonfiare prima e far poi precipitare i prezzi, ma se la tecnologia alla base è valida (e quella legata al web, a giudicare dal mondo in cui viviamo, lo era decisamente) il valore prima o poi risale.

Prima di dare per morto il Bitcoin per la trecentesima volta, quindi, vale la pena di analizzare i suoi pregi e difetti e di capire se siamo alla fine della bolla o solo all’inizio; e addirittura se davvero di bolla si possa parlare. Negli ultimi giorni, parecchi analisti si sono espressi a riguardo. Nonostante non manchi chi ritiene che la corsa delle criptovalute sia appena all’inizio (anche perché la capitalizzazione totale è di soli 400 miliardi di euro, contro i 6.700 miliardi delle dot.com a inizio 2000), il sentimento dominante sembra essere un altro: il 2018 potrebbe essere l’ultimo anno da “far west” del Bitcoin, durante il quale ci si attende un’ulteriore e ultima fiammata. Una previsione basata sul fatto che, ormai, le regolamentazioni sono dietro l’angolo e le acque potrebbero calmarsi forse già nel 2019; rendendo il mercato delle criptovalute un po’ più stabile e meno folle.

Quello che nessuno sa è quanto il Bitcoin varrà tra un anno: c’è chi pronostica 50mila dollari; chi – come il non troppo affidabile John McAfee – si aspetta che raggiunga un milione di dollari nel giro di tre anni e chi sospetta che quel famoso record dei 20mila dollari non sarà mai più raggiunto. Ma fare previsioni sulle criptomonete fornisce una sola certezza: se anche ci si indovina, è stato sicuramente per puro caso.

QUI altri articoli su quante volte

hanno dato per morto Bitcoin.

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Personaggi potenti parlano di Bitcoin

Cosa pensano i big della politica, dell’imprenditoria e della finanza di Bitcoin e criptovalute: raccolta di 10 frasi celebri sulla moneta digitale.

 

Le criptovalute sono forse la più grande rivoluzione nel settore finanziario dell’ultimo secolo. Alcuni sono ancora scettici e pessimisti su Bitcoin e tecnologia blockchain, altri non hanno dubbi che sarà la valida alternativa alla valuta tradizionale e al sistema bancario come oggi lo conosciamo.

 

“Se non ci credi o non lo capisci, non ho tempo per convincerti”, ha detto
Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore di Bitcoin.
Ma la discussione sulle valute digitali oltrepassa il confini del suo settore e coinvolge il mondo intero. Così, anche i più grandi leader politici, economisti, uomini d’affari, premi Nobel, filosofi, amministratori delegati e investitori si sono espressi sulle criptovalute e hanno detto a voce alta cosa ne pensano veramente. Abbiamo raccolto 10 citazioni su bitcoin pronunciate da persone famose e importati, ed ecco cosa pensano della moneta digitale figure celebri come Bill Gates, Joseph Stiglitz, Warren Buffett e Richard Branson.


“Bitcoin è un tour de force tecnologico.”
Bill Gates, co-fondatore di Microsoft

“Bitcoin è l’inizio di qualcosa di grande: una moneta senza un governo, qualcosa di necessario e imperativo.”
Peter Thiel, co-fondatore di Paypal

“Ogni persona informata ha bisogno di conoscere il Bitcoin perché potrebbe essere uno degli sviluppi più importanti del mondo.”
Leon Luow, intellettuale e nominato Premio Nobel per la Pace

“Non puoi fermare cose come Bitcoin. Sarà dappertutto e il mondo dovrà riadattarsi. I governi mondiali dovranno riadattare.”
John McAfee, fondatore di McAfee

“A proposito di criptovalute, in generale, posso dire con quasi certezza che finiranno male: quando o in che modo succederà, non lo so. Se potessi sottoscrivere un contratto put a cinque anni su ognuna di loro sarei felice di farlo, ma non investo neanche un centesimo su di loro. Non ne possediamo nessuna, non siamo short su niente, non le prenderemo mai in considerazione.”

Warren Buffett, investitore e CEO di Berkshire Hathaway

“Non è un investimento speculativo, anche se viene usato come tale da alcune persone. Con la crescita della rete Bitcoin, cresce il valore. Man mano che le persone passano ai Bitcoin per i pagamenti e le ricevute, smettono di usare dollari, euro e yuan, e a lungo andare svalutano queste valute.”
Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google

“Dovrebbe essere messo fuori legge. Non ha alcuna funzione socialmente utile. È una bolla che darà a molte persone un sacco di momenti entusiasmanti mentre sale e poi scende.”
Joseph Stiglitz, economista e premio Nobel

“Bitcoin è la valuta della resistenza. Se Satoshi avesse lanciato Bitcoin 10 anni prima, l’11 settembre non sarebbe mai accaduto.”
Max Keiser, regista e conduttore

“Non possiedo Bitcoin. Penso che sarà principalmente un mezzo per fare transazioni illegali, ma ciò non è necessariamente del tutto negativo. La combinazione di Silk Road e Bitcoin ci salverà.”
Elon Musk, CEO di Tesla

“L’invenzione della blockchain dà ancora più potere alle persone e sfida l’insidiosa cultura della proprietà e del controllo. La tecnologia alla base del bitcoin spezza la ’massima’ di Orwell.”
Julian Assange, fondatore di WikiLeaks

Quante volte hanno attaccato Bitcoin ?

 

 

Miti da sfatare sul Bitcoin