Archivio mensile:ottobre 2016

cosa e il bitcoin

 

Bitcoin: guida in italiano

 

criptomoneta

 

Guida in italiano al bitcoin.

Cos’è, come funziona, come si usa.

Bitcoin Italia.

Link
– sito ufficiale:

http://www.blockchain.info

– cambio bitcoin/dollaro  :

http://blockchain.info/it/charts/mark…

 
 
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Situazione Banche in Italia fine 2016

we-trust

+++++ ATTENZIONE!!!! LA SITUAZIONE REALE!! ++++++
(quella che nessuno vi dirà mai!!!!)
In riferimento alla mia diretta di ieri, molti mi hanno chiesto la verità sulla situazione bancaria in Italia, in base a quanto detto al Bologna il 10.09.2016.
Qui c’è il video integrale. A voi la scelta se vederlo o meno. A voi la scelta se crederci o meno.

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Altre  Informazioni Qui :

tassazione nel Network

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Articoli che ne parlano

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La Crisi Economica del 2008 fu punto di partenza di Criptovalute

La crisi del 2008 ha messo in ginocchio l’economia internazionale; le Banche Centrali e gli Enti di Vigilanza sono responsabili della cattiva gestione economica-finanziaria.

 

Dopo anni di sfiducia verso il sistema bancario ed una continua instabilità monetaria, è stata creata la Cripto Valuta (moneta digitale);  dal 2009 è un mercato reale e in fortissima espansione nell’economia mondiale.

 

La rivoluzione è paragonabile a quella rappresentata da Internet stessa negli anni 90.

 

Un esempio è relativo alla tecnologia e-mail: che valore aveva un indirizzo e-mail appena la tecnologia è comparsa?

Eppure già allora i più acuti potevano capire di avere a che fare con il futuro della comunicazione.
Ebbene,  con la Cripto valuta sta accadendo la stessa cosa:  chi studia il sistema capisce di trovarsi davanti al futuro della finanza e del commercio ed è per questo che CONVIENE essere in anticipo sul fenomeno ed entrare in questo importantissimo Business per approfittare degli ingenti guadagni che ne derivano.

 

 

 

 

In sostanza la Cripto valuta o Cripto moneta è una valuta paritaria, decentralizzata, digitale, la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé.

 

Come ogni valuta digitale consente di effettuare pagamenti in maniera sicura.

 

Le implementazioni di cripto valute, spesso usano uno schema “proof-of-work” come salvaguardia verso la contraffazione digitale e utilizzano tecnologie di tipo “peer-to-peer” su reti i cui nodi sono computer di utenti disseminati in tutto il globo.

 

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 La Crisi Economica del 2008 fu punto di partenza di Criptovalute

Non c’è attualmente alcuna autorità centrale che le controlla. Le transazioni e il rilascio delle cripto monete avvengono collettivamente in rete, pertanto non esiste una gestione di tipo “centralizzato”.

 

Queste proprietà uniche nel suo genere, non possono essere esplicate dai sistemi di pagamento tradizionale.

 

Quindi, le cripto valute sono alternative rispetto alle valute con valore legale.

 

La maggior parte delle cripto valute sono progettate per introdurre gradualmente nuove unità di valuta, ponendo un tetto massimo alla quantità di monete che è in circolazione. Ciò viene fatto sia per limitare la scarsità ed il valore dei metalli prezioni, sia per evitare l’iperinflazione.

 

Comparata con le valute ordinarie gestite dagli istituti finanziari o tenute come contante, le cripto valute sono meno suscettibili a confische da parte delle forze dell’ordine.

 

Le cripto valute esistenti sono tutte pseudonimi che consentirebbero l’anonimato.

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Articoli giornale parlano BitCoin TG7

In Svizzera il primo Comune al mondo che fa pagare le tasse in Bitcoin

clicca l’immagine

per leggere l’articolo

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ARTICOLI INERENTI LE CRIPTOVALUTE

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Lo scrive il GURU di OBAMA!!!
Stiamo andando verso un cambiamento epocale !
Le monete Digitali o Cryptovalute sostituiranno le banconote
prendere parte adesso , qui ed ora, vuol dire accedere ad una opportunità straordinaria !!

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Non oso pensare quando tra qualche anno anche swisscoin sarà a questi livelli!!!
Molta gente non considera questa opportunità, anzi crede che non può essere vero, è troppo facile pensano e magari butta via i soldi in gratta e vinci, lotto scommesse, casinò…truffe legalizzate.
Nell’era della tecnologia il nostro modo di vivere è cambiato…in tutti settori traiamo benefici (lavoro, medicina, trasporti, comunicazione ecc…).
Perché allora non credere che anche nel campo dell’ economia esistano strumenti e sistemi che potranno migliorare il nostro tenore di vita?
Clicca qui e Scopri di più

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Che ci piaccia o no il mondo sta cambiando e l’economia di conseguenza. Sta a noi decidere se essere parte attiva del cambiamento ed avere di conseguenza dei benefici oppure fare finta di non accorgercene e rincorrere perennemente quelli che invece hanno cavalcato l’onda nel momento giusto. Io voglio far parte della prima categoria… e Tu?

C’è bisogno di divulgare una cultura dell’informazione affinché TUTTI sappiano cosa sta succedendo.
In un convegno a tenutosi a Montecitorio da un illustre Professore Universitario nel giugno 2014 ad un certo afferma che :

“….sarebbe davvero DRAMMATICO che le persone più oneste, più semplici e magari culturalmente meno avvertite…maturassero una indifferenza INFONDATA…e si troverebbero semplicemente ad essere gli ULTIMI a passare a questo nuovo paradigma e quindi sostanzialmente a vedere distrutta la loro ricchezza espressa in euro con NESSUNA possibilità di beneficiare dello STRAORDINARIO apprezzamento che le Criptovalute hanno avuto negli ultimi 5 anni e che MOLTO probabilmente avranno in futuro”

Rifletti e ascolta bene cosa ha detto !

Dice di SVEGLIARSI per non esserne spettatore in futuro con costi insostenibili.

MONTECITORIO PROF. Ferdinando M. Ametrano.

 

 

 

 

 
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Criptovalute : quale trattamento fiscale ?

Con la risoluzione n. 72/E del 2.9.2016, l’Agenzia delle Entrate, rispondendo all’interpello di una società che voleva fornire alla clientela servizi relativi alla valuta digitale Bitcoin, è tornata sul tema del trattamento fiscale (e non solo) delle criptovalute, sulla scorta di quanto stabilito sull’argomento dalla fondamentale sentenza della Corte di Giustizia della U.E. del 22 ottobre 2015.

E’ la stessa Agenzia, infatti, nella risoluzione in questione, ad affermare che “la predetta sentenza della Corte di Giustizia costituisce necessariamente un punto di riferimento sul piano della disciplina fiscale applicabile” alle valute digitali.

Poiché la società interpellante aveva richiesto un parere su tutti gli aspetti fiscali di chi opera tramite criptovalute, l’Agenzia ha avuto modo di chiarire la questione sia dal punto di vista della tassazione diretta che indiretta.

In relazione alla seconda, l’Agenzia ha ribadito (e non poteva essere altrimenti) quanto già statuito dalla Corte di Giustizia nella predetta sentenza: le operazioni su criptovalute sono esenti da IVA, in quanto beneficiano dell’esclusione prevista dall’art. 135 lett. e) della Direttiva IVA del 2006 per “le operazioni, compresa la negoziazione, relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio”.

Pertanto, i proventi delle società che offrono servizi relativi a criptovalute non sono assoggettabili ad IVA.

A tale proposito, e sempre sulla scorta dell’interpretazione della Corte U.E., l’Agenzia ha infatti evidenziato la natura di veri e propri mezzi di pagamento delle criptovalute, utilizzate a tal fine da determinati soggetti sul mercato e scambiate con le valute tradizionali attraverso appositi tassi di cambio.

In questo concetto, come gli scriventi hanno già avuto modo di sottolineare nel libro “Le criptovalute – analisi di un sistema monetario parallelo”, risiede la vera portata fondamentale della sentenza europea, che equipara, a livello di finalità commerciale e trattamento normativo e fiscale, le valute digitali a quelle tradizionali, e le operazioni effettuate tramite le prime al normale cambio tra divise tradizionali.

In merito, poi, all’imposizione diretta, l’Agenzia chiarisce che il guadagno dell’azienda che presta servizi relativi alle criptovalute – o la sua perdita di esercizio – andranno a far parte dell’imponibile ai fini IRES ed IRAP.

Laddove a fine esercizio l’azienda abbia disponibilità propria di criptovalute, il valore di queste ultime dovrà essere calcolato in base alla loro quotazione al termine dell’esercizio stesso (in base, ad esempio, a quanto risultante dalle piattaforme web di scambio di valute digitali).

Infine, l’Agenzia – con una breve frase che meritava, invero, maggiore approfondimento – chiarisce che l’azienda che offre servizi relativi a criptovalute non deve effettuare alcun adempimento quale sostituto d’imposta dei propri clienti persone fisiche.

Ciò in quanto le plusvalenze effettuate nelle operazioni di cambio tra criptovalute e valute tradizionali da persone fisiche non esercenti attività d’impresa, non sono connotate dalla finalità speculativa e non generano quindi redditi imponibili.

La necessità di approfondimento maggiore di cui si diceva concerne, appunto, il significato della locuzione “finalità speculativa”, che appare essere, a giudizio dell’Agenzia, il criterio discriminante della tassazione o meno delle plusvalenze da cambio tra valute digitali e tradizionali, e si presta però, sic et simpliciter, a giudizio di chi scrive, ad una eccessiva possibilità di interpretazione, soprattutto in ragione delle possibili implicazioni di una così delicata problematica.

Infine, l’Agenzia dà un contributo essenziale anche da un punto di vista di normativa antiriciclaggio, chiarendo che le aziende che operano nell’ambito delle criptovalute dovrebbero adempiere a tutti gli obblighi previsti dalla normativa stessa, e dunque adeguata verifica della clientela, registrazione e segnalazione, ai sensi del D.Lgs. n. 231/2007.

Riepilogando, l’Agenzia delle Entrate fornisce con questa risoluzione un importante parere, sia da un punto di vista pratico (affrontando gli aspetti fiscali relativi alle criptovalute) che di inquadramento giuridico (trattandosi del primo atto formale dell’amministrazione nazionale con cui si dà atto e si fa propria la ricostruzione del fenomeno delle valute digitali effettuata dalla Corte U.E.).

fonte :
http://www.leurispes.it/criptovalute-quale-trattamento-fiscale/

Articoli che ne parlano

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Bisogna pagare le tasse sui bitcoin?

Esiste una norma per tassare le criptovalute?

È vero che i bitcoin e i suoi fratellini sono anonimi ??

La parola all’esperto

 

Se avete comprato un bitcoin o una sua frazione lo scorso gennaio, a oggi il vostro piccolo investimento si sarebbe più che decuplicato: col bitcoin oltre i 9000 euro contro i 700 euro di gennaio 2017. Una plusvalenza di non poco conto, per dirla in termini finanziari, che se si trattasse di investimenti tradizionali, porrebbe un problema di tasse. Ma a oggi non esiste una vera e propria norma che regoli i guadagni da criptovalute come bitcoin, ethereum, ecc, anche se qualcosa inizia a muoversi. Abbiamo chiesto a Paolo Luigi Burlone, commercialista e co-founder di Coinlex di spiegarci se i bitcoin sono soggetti alle tasse, come vanno dichiarati e se davvero sono anonimi e dunque alla mercè degli evasori fiscali. E abbiamo scoperto che…

 

 

imposte di bollo, IVAFE, etc..) ma l’eventuale plusvalenza che si genera dalla cessione dello strumento ad un importo maggiore di quanto pagato. Per esempio, le valute estere, alle quali l’Agenzia delle Entrate avvicina le criptovalute (ris. 72E/2016), possiamo detenere per usarle, e non solo per lucrarci, sono oggetto di tassazione solo superata una certa soglia. L’intento del legislatore fiscale è colpire l’intento speculativo, dato per scontato nel campo della finanza tradizionale.

 

Bitcoin e criptovalute in Italia vengono tassati?
Una norma ad hoc non esiste, ma proviamo a fare chiarezza. Nel mondo finanziario tradizionale, materia oggetto di tassazione non è mai lo strumento di per se (se non in alcuni casi di residuali imposte patrimoniali, es.

A oggi comunque non c’è una norma che ci dica con chiarezza cosa deve fare un contribuente che realizzi plusvalenze con le criptovalute. Può sembrare strano in un paese come il nostro, che si distingue per l’impressionante produzione di norme. Ma, davanti a un fenomeno di tale portata innovativa, bisogna adottare un approccio giuridico altrettanto innovativo.
In ambito europeo la sentenza C-264/2015 CGEU assimila le criptovalute a mezzi di pagamento ed esclude che possano essere intese quali valute estere (posizione condivisa dalla BCE), come invece pare proporre l’Agenzia delle entrate. Risultato: se oggi mi trovassi nella situazione di aver conseguito plusvalenze tramite compravendita di criptovalute, mi rivolgerei ad un esperto del settore ai fini di assolvere correttamente gli adempimenti fiscali.

Devo inserire il possesso di bitcoin o altre criptovalute nella dichiarazione dei redditi?
Se devo dichiarare delle plusvalenze realizzate (quindi non stimate, ma concretamente monetizzate) l’unica strada è la compilazione del modello Unico PF. Altra accortezza riguarda il monitoraggio fiscale: la norma in oggetto prevede che chi ha investimenti all’estero, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, debba indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi. Nel caso delle criptovalute, bisogna conoscere il funzionamento dell’exchange (il sito dove è possibile negoziare le criptovalute) e dei wallet (il portafogli virtuale in cui vengono detenute le criptovalute). Diventa, quindi, di fondamentale importanza comprendere quando i nostri bitcoin siano in qualsiasi forma conservati oltre confine. In quel caso, la compilazione del quadro del modello Unico PF dedicato al monitoraggio diviene necessaria, pena il rischio di incorrere in pesanti sanzioni.

Come fa lo stato a tracciare le criptovalute?
In linea generale, quando si appoggia ad una blockchain permissionless (ovvero, nella quale chiunque può accedervi e partecipare semplicemente scaricando il software) una criptovaluta lascia una traccia che è e sarà sempre evidente. In tali protocolli che altro non sono se non libri mastri a libera consultazione, i soggetti si scambiano token (criptovalute) utilizzando, in alternativa al nome e cognome, un indirizzo composto da diversi caratteri alfanumerici, detto chiave pubblica. Tale indirizzo per essere utilizzato si abbina a una chiave privata univoca che è posseduta dal solo beneficiario effettivo. Chi parla di transazioni anonime celate dietro ai bitcoin, dimostra una profonda ignoranza della tecnologia; tali indirizzi sono detti pseudonimi e le loro azioni sono visibili a tutti. Per rintracciare un soggetto tramite la blockchain, bisogna cercare chi possiede la chiave privata che può permettere di utilizzare quella chiave pubblica a cui possono essere abbinate le criptovalute. E in questo le tecnologie di investigazione informatica hanno dimostrato di saper operare con successo.
Diverso il caso delle blockchain permissioned (private e per cui assai poco diffuse), dove vi si può accedere unicamente tramite accettazione. Per cui se alle autorità non viene autorizzato l’accesso, il controllo è materialmente impossibile.

Esistono o sono in arrivo leggi a riguardo?
Per ora, il recente d.lgs 90/2017 ha introdotto nel nostro sistema normativo il concetto di valute virtuali e di prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, anticipando gli altri stati membri nell’adozione della IV Direttiva antiriciclaggio (Direttiva UE 2015/859). La definizione di valute virtuali (art. 1 del D.Lgs. 231/2007, lett. qq) è sicuramente un passo avanti importante anche se i riflessi giuridici, al di là delle previsioni antiriciclaggio, sono modesti. Dovremmo prendere esempio da altri paesi in cui i regolatori e le authority stanno aprendo interrogazioni e tavoli di confronto con gli operatori e gli esperti del settore.

I bitcoin possono servire agli evasori fiscali?
Come abbiamo già detto, risalire all’identità di chi possiede la chiave pubblica e quindi l’identificazione con certezza matematica è già possibile, rendendo insensato utilizzarli per tali fini. Con buona pace dei detrattori di bitcoin che di tale mistificazione ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia, il miglior strumento utile agli evasori rimane il denaro contante. Purtroppo, quando si assiste ad un fenomeno rivoluzionario tanto da costituire un nuovo paradigma, la reazione naturale di chi non vuole compiere lo sforzo di comprenderlo è quella di osteggiarlo. È successo con il fuoco, con la ruota, con le automobili e con il web. Ora tocca alle criptovalute ma è solo la storia che si ripete.
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Blockchain: rivoluzione ancor più grande di internet

La Blockchain rappresenta potenzialmente la più grande rivoluzione tecnologica della nostra epoca” afferma Maurizio Pimpinella, Presidente dell’Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica, in occasione di Forum Banca 2016, svoltosi presso l’Atahotel, Expo Fiera, Milano, il 28 settembre.

Che cos’è la BlockChain

è rappresentato nel breve filmato che segue.


Il Presidente prosegue dicendo: “Come Associazione stiamo studiando i diversi ambiti di applicazione di questa tecnologia: mi piace immaginare un mondo in cui le elezioni di un Paese democratico siano gestite con la Blockchain, escludendo così l’eventualità di brogli, magari tramite un’identità digitale, come quella lanciata a marzo di quest’anno dall’Unione Europea, conformemente con il regolamento europeo eIDAS: si prevede che dal 2018 i cittadini degli Stati membri potranno usare la propria identità digitale nel rapportarsi con le PA dei vari Paesi. Un autentico volano per le applicazioni della Blockchain: possiamo pensare alla carriera universitaria dei nostri nipoti interamente gestita su un unico ledger (dal numero di matricola, alle tasse universitarie, fino al piano di studi e gli esami sostenuti), magari proiettando direttamente le informazioni di ogni studente sul mondo del lavoro tramite la medesima piattaforma: il futuro è oggi, dato che la Open University sta puntando proprio su questo genere di evoluzione. Ed ancora, gli annosi problemi catastali potrebbero essere risolti da una gestione centralizzata di terreno e catasto su di un registro Blockchain: l’Honduras ci sta provando, e finora il risultato è stato quello di spodestare il regime degli ufficiali militari preposti alla gestione degli immobili, quando si parla dell’effetto “disruptive” della tecnologia. Le nostre cartelle cliniche ed i nostri esami medici potranno essere linkati alla nostra identità digitale, semplificando le procedure che affliggono i sistemi sanitari di molti Paesi: la startup Factom sta lavorando proprio su questo fronte. Anche il modo in cui concepiamo gli spostamenti aerei è destinato a trasformarsi: ad oggi, una parte non indifferente di ogni viaggio è legata a visti, documentazioni, prenotazioni e simili. Ebbene, una startup israeliana, ShoCard, sta lavorando ad un Single Travel Token, un gettone digitale tramite cui virtualizzare tutto il paperwork necessario per viaggiare (biglietti, visa, documenti di viaggio). L’acquisto di piani assicurativi su Blockchain, invece, già esiste, grazie alla startup SafeShare, a sua volta riassicurata con i Lloyds. Non in ultima analisi, la diffusione di identità digitali potrebbe favorire una corretta gestione di migrazione e rifugiati: un problema annoso, che può essere risolto valicando ogni forma di regionalismo ed adottando un approccio globale. In questi termini, un registro di identità virtuali sarebbe perfetto”.

La vera domanda secondo Pimpinella è la seguente “Saranno disposti gli utenti finali ad utilizzare un sistema che non preveda più la centralità dell’istituto bancario come garante? Secondo il Fintech 2.0. Paper, ci si aspetta che per il 2022 l’utilizzo della Blockchain possa far contrarre i costi infrastrutturali delle transazioni interbancarie di 15-20 miliardi di dollari l’anno. Ammettendo che il tema legato alla sicurezza della Blockchain sia stato affrontato e questa sia stata comprovata – scenario da cui siamo decisamente lontani ad oggi, sarebbe interessante capire in che termini l’istituzione bancaria voglia sfruttare una tecnologia che rischia di mettere al bando gran parte delle intermediazioni che conosciamo in qualsiasi tipo di negozio. Le banche badano, giustamente e soprattutto in questo clima, alla marginalità delle proprie iniziative: la Blockchain è sostenibile ed utile a produrre margini? Sappiamo che sono innumerevoli i player di questo settore che stanno destinando risorse per comprendere il fenomeno in questione: centri di ricerca, acceleratori di startup fintech, Business Angel, imprenditori a dir poco invaghiti delle tecnologia a blocchi. Il mercato è indubbiamente euforico. Basti pensare che, secondo gli analisti di Magister Advisors, entro il 2017 le prime cento istituzioni finanziarie mondiali avranno attivi una media di dieci progetti basati su Blockchain che vedranno un investimento di almeno un milione di dollari ciascuno. Ma, proprio come la Blockchain, il mercato è fatto da uomini: la sfida vera che questo nuovo approccio tecnologico ci offre è la sostituzione in larga scala della fiducia – elemento ad oggi imprescindibile in ogni scambio – con il codice”. Proseguendo il Presidente dell’A.I.I.P. aggiunge che: “Basterà confidare nella bontà della tecnologia per far venir meno il rapporto fiduciario tra le due parti di uno scambio come componente essenziale: è evidente come, in un’ottica del genere, crolli ogni utilità di stanze di compensazione e garanti. Naturalmente, bisognerà appurare la reale messa in sicurezza dei meccanismi sottostanti la Blockchain, come sottolineavo in precedenza, una conditio sine qua non decisamente impegnativa. Ragionando sulla tecnologia in analisi, ho sentito dire ed ancor più spesso ho letto come l’ipotesi di una manomissione del 51% dei nodi di un blocco della catena (problema che potrebbe generare un fenomeno di double spending od altre frodi) sembrerebbe essere “altamente improbabile”.

A riguardo il Presidente Pimpinella insiste: “Non stresserò mai abbastanza questo punto: l’imprudenza è un rischio che non si può correre quando si tratta di soldi, risparmi, vite dei cittadini. “Altamente improbabile” lo sono stati tutti gli eventi che hanno drasticamente cambiato le nostre vite, nel bene e nel male: “altamente improbabile” era che si scoprisse la penicillina per sbaglio, “altamente improbabile” era che due aerei di linea si schiantassero sul World Trade Center di New York. Ed ancora, “altamente improbabile” era la possibilità di un crollo abissale dei prezzi delle case a garanzia dei mutui subprime statunitensi, diffusi grazie ai mercati in tutto il mondo. Certamente, resta ad oggi alquanto complicato capire a chi attribuire responsabilità in un sistema senza né autorità, né strutture apicali: potenzialmente, basterebbe agire sull’anello finale della catena di blocchi, ovvero su un dato utente finale, per minare l’intero meccanismo. Pertanto, forse è prematuro prevedere la scomparsa della professione notarile come molti vaticinano: per negozi importanti e di interesse sociale, ad oggi la garanzia del notaio è imprescindibile. Nonostante la Blockchain ed i cosiddetti Smart Contract sembrerebbero poter potenzialmente mettere al bando tale professione, sarei molto cauto in proposito”.

Per poter adottare in larga misura la Blockchain è necessario lavorare su un equilibrio delicatissimo: quello tra sicurezza, privacy e trasparenza. E’ un’alchimia di difficile composizione, ma costituisce il perno per ogni innovazione tecnologica che si rispetti: migliorare e semplificare la vita dei cittadini, rendendoli al contempo ancor più sicuri di quanto non siano oggi. Purtroppo, anche riciclaggio, terrorismo e criminalità organizzata sono “mercati” che potrebbero beneficiare della tecnologia in analisi: dato questo rovescio della medaglia, è proprio lo stesso Parlamento di Strasburgo a riconoscere come diverse attività connesse all’uso di Blockchain siano gravate sotto molti aspetti da incertezza normativa, esponendo la tecnologia a rischi. Dunque, si potrebbe procedere ad una revisione della stessa normativa UE in materia di pagamenti comprese la direttiva sui conti di pagamento e quella inerente alla moneta elettronica. Tutto questo, naturalmente, sarà condizionato dalle possibili evoluzioni di questa tecnologia. Oggi possiamo già capire quale sia il vero obiettivo: il pagamento, come mero abilitatore al servizio. Che si tratti di una microtransazione, l’accensione di un mutuo, l’acquisto di un’automobile o lo scambio di contratti finanziari, l’istanza del pagamento non deve frizionare le operazioni a cui è sottesa.

La Blockchain, in questo senso, potrebbe migliorare la quotidianità di noi tutti. Le banche, a riguardo, si stanno muovendo in modo esemplare, erano secoli che non si mobilitavano in questa direzione: fanno ricerca, approfondiscono, sperimentano ed innovano. Al di là della sua concreta applicazione” – conclude Pimpinella – questo mi sembra già un risultato eccezionale della Blockchain.

 

fonte :
http://www.bitmat.it/blog/news/58933/blockchain-rivoluzione-ancor-piu-grande-internet#.V-_UTcIXUHg.facebook

 

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Bitcoin, Scoperto L’ideatore Della Criptomoneta ?

criptomoneta

Cos’è una cryptovaluta :

La Criptovaluta è basata su calcoli matematici, una funzione processata dall’intero sistema dei computer connessi ad una  rete globale attraverso internet.

Le banche tengono traccia di tutte le transazioni e ci addebitano costi esorbitanti per il servizio reso, la criptovaluta invece non ha intermediari finanziari ed essendo in produzione limitata si evita l’inflazione. Sapere quanto sarà il massimo ci permette di mettere in tutela il nostro patrimonio in cripto moneta perchè non verrà emessa in maniera arbitraria.

Parliamo del processo con cui vengono estratti gli Swisscoin :

Token : prenotazione sottoforma di gettone dai quali si estraggono gli Swisscoin

Grado di difficoltà : indica il numero di token necessari per estrarre uno Swisscoin

Vediamo come si differenziano le principali criptovalute :

BitCoin

Nata nel 2009 con 21 Milioni di pezzi è arrivata al 75 % del totale emesso, grado di difficoltà

1.800

 

OneCoin

Nata nel 2014 con 2,1 Miliardi di pezzi è arrivata al 33 % del totale, quotato fra 1-5 € vale 6,9 €, grado di difficoltà 70

SwissCoin

Nata nel 2016 con 10 Miliardi di pezzi, siamo al 0,1 % emesso e al grado di difficoltà 2 è un momento storico.

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Da molti anni, è in atto una vera e propria “caccia alla volpe” da parte di appassionati del mondo informatico che vorrebbero conoscere l’identità ufficiale di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo dietro al quale si cela una figura chiave del mondo dei Bitcoin: nientemeno che il creatore della popolare criptomoneta.

Sono stati molti gli abbagli presi da reporter improvvisati o professionisti in merito alla figura più enigmatica del mondo della crittografia e dell’economia, tuttavia un recente scoop proclamerebbe di aver scoperto la reale identità di Nakamoto, portandoci alle soglie dell’Australia, dove vivrebbe un informatico di Sydney, Craig Wright.

Wright è, secondo quello che si può ricostruire della sua storia, un imprenditore dai diversi interessi, dai modi riservati e sicuramente con le giuste capacità per creare un sistema monetario virtuale importante e globale come Bitcoin. L’inchiesta si fonda su alcune prove attualmente al vaglio, che vedrebbero in alcuni blog datati “2008” (anno in cui il Bitcoin iniziò la sua ascesa), nell’utilizzo di indirizzi mail appartenuti in precedenza a Nakamoto, e in diversi scambi di mail private in cui allude di essere il fondatore della criptomoneta.

Da un punto di vista ancora più concreto, Wright disporrebbe inoltre di un documento con cui si attesta il finanziamento di una start-up, effettuato con nientemeno che 23 milioni di $ in valuta digitale Bitcoin, costituendo anche con il collega informatico Dave Kleiman un deposito comprensivo di circa 1.1 milioni in criptomoneta.

Per quest’ultimo motivo, sono molte le speculazioni che vedrebbero anche Kleiman un possibile secondo indiziato, e che il nome “Satoshi Nakamoto” sia in realtà uno pseudonimo congiunto, usato da entrambi gli imprenditori. L’abitazione di Wright è stata comunque perquisita nelle passate ore, periodo di tempo sufficiente per constatare la presenza di potenti sistemi informatici utilizzabili proprio per minare nuovi Bitcoin, il che farebbe pensare di trovarci di fronte all’uomo giusto, considerata anche la sua fama di “bitcoiner” online e la sua passione per il mondo delle innovazioni tecnologiche.

Le community internazionali e i forum di discussione naturalmente stanno dibattendo con fervore il ruolo di questo nuovo possibile candidato all’identità di Satoshi Nakamoto: fino a dove ci potranno portare le indagini? Nelle prossime settimane trapeleranno certamente nuovi indizi a favore o meno di Wright, per cui restate sintonizzati con noi per scoprire se l’inventore dei Bitcoin avrà finalmente un volto e un nome.

Il processo di Validazione

delle transazioni BITCOIN

 

 

Come avvengono le Transazioni

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Emanuele Di Nicola

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Altre Informazioni Qui :

tassazione nel Network

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Articoli che ne parlano

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Come riuscire a capire

se il tuo cellulare è sotto controllo!

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http://mdst.it/03v562166/

Ci sono mille motivi per cui il telefono cellulare di una persona, ma anche quello fisso possa essere controllato da polizia e carabinieri. A volte anche solo un sospetto può permettere ai tutori della legge di entrare nelle nostre chiamate, nel nostro privato. Perché è ovvio che se ascoltano, ascoltano proprio tutto, anche quello che di più intimo abbiamo o vorremmo restasse per noi. Ovviamente non abbiamo nulla da temere se non abbiamo commesso nulla di male, dal punto di vista legale. Se siamo puliti, la verità bene o male, verrà fuori.

Ci sono alcune persone però che non hanno la coscienza così pulita e che hanno un bel po’ di cose da nascondere. Si tratta di fuorilegge, criminali, mafiosi, camorristi ma anche semplici malfattori che venderebbero l’anima al diavolo piuttosto che essere sbattuti dalle forze dell’ordine dietro le sbarre. Così, questi individui, si sono studiati per benino un modo che possa permettere loro di capire se il proprio cellulare è sotto controllo o meno. Sapendolo, ovviamente, potrebbero parlare attraverso un’altra scheda telefonica magari criptata e fingere durante le chiamate di non sapere di avere il cellulare sotto controllo.

 

Le Iene hanno messo in luce questa sconcertante verità, sperando che in qualche modo qualcuno pensi ad un modo per evitare che possibili sospettati siano influenzati nelle loro chiamate dalla certezza di avere il telefono sotto controllo.
È un metodo semplice che potreste adottare anche voi.
PER VEDERE IL SERVIZIO DELLE IENE CLICCA SULL’IMMAGINE CHE SEGUE:

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