Archivio mensile:febbraio 2016

La strada che ricarica le auto elettriche in movimento: al via i test in UK

 

 

Immaginate di guidare un veicolo elettrico e di non dovervi mai fermare per ricaricarne le batterie, perché queste si ricaricano proprio mentre guidate, grazie alle particolarissime caratteristiche della strada che state percorrendo. Sembra utopia, e invece, grazie all’innovativa tecnologia charge-as-you-drive, che sta per essere messa alla prova nel Regno Unito, potrebbe diventare presto realtà.

 

 

 

 

Entro la fine dell’anno, infatti Highways England, la società che gestisce le autostrade britanniche, inizierà ad effettuare dei test sulla tecnologia che permette di ricaricare le auto elettriche ed ibride mentre si muovono su una corsia appositamente realizzata. I test saranno portati avanti per circa diciotto mesi, su circuiti esterni alla rete viaria pubblica.

Il progetto passerà ad una fase successiva, coinvolgendo strade e autostrade, solo dopo il 2017 e solo se i risultati conseguiti nella fase di prova saranno giudicati soddisfacenti: l’obiettivo è verificare la sicurezza e l’efficacia della tecnologia, oltre che valutare il rapporto tra i costi e i benefici.

In attesa che il periodo di prova ne confermi o meno la bontà, dobbiamo ammettere che l’idea della ricarica in movimento ha un fascino enorme, in quanto permetterebbe ai veicoli a basse emissioni di percorrere lunghi tratti di strada e autostrada senza doversi fermare: una soluzione che consentirebbe alle auto elettriche di conseguire un’autonomia maggiore, andando a colmare il gap con quelli ‘tradizionali’ e rendendole più abbordabili e convenienti per i cittadini.

Ma come funziona, in concreto, la tecnologia “charge-as-you-drive“? Nel corso dei test effettuati da Highways England, al di sotto del manto stradale saranno installate sia delle apparecchiature in grado di replicare le condizioni autostradali che dei cavi elettrici; questi ultimi genereranno dei campi elettromagnetici, che saranno raccolti da una bobina e convertiti in energia elettrica. I veicoli in movimento verranno così ricaricati via wireless, grazie a dei dispositivi appositamente installati a bordo.

 

La possibilità di ricaricare veicoli a basse emissioni mentre sono in movimento offre prospettive molto interessanti.” – ha dichiarato Andrew Jones, Ministro dei Trasporti del Governo britannico – “Il Governo ha già stanziato 500 milioni di sterline per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di mantenere la Gran Bretagna all’avanguardia sul fronte di una tecnologia che contribuirà a creare posti di lavoro e che favorirà la crescita dell’intero settore.”

 

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Immaginate di guidare un veicolo elettrico e di non dovervi mai fermare per ricaricarne le batterie, perché queste si ricaricano proprio mentre guidate, grazie alle particolarissime caratteristiche della strada che state percorrendo. Sembra utopia, e invece, grazie all’innovativa tecnologia charge-as-you-drive, che sta per essere messa alla prova nel Regno Unito, potrebbe diventare presto realtà.

 

 

 

Entro la fine dell’anno, infatti Highways England, la società che gestisce le autostrade britanniche, inizierà ad effettuare dei test sulla tecnologia che permette di ricaricare le auto elettriche ed ibride mentre si muovono su una corsia appositamente realizzata. I test saranno portati avanti per circa diciotto mesi, su circuiti esterni alla rete viaria pubblica.

Il progetto passerà ad una fase successiva, coinvolgendo strade e autostrade, solo dopo il 2017 e solo se i risultati conseguiti nella fase di prova saranno giudicati soddisfacenti: l’obiettivo è verificare la sicurezza e l’efficacia della tecnologia, oltre che valutare il rapporto tra i costi e i benefici.

In attesa che il periodo di prova ne confermi o meno la bontà, dobbiamo ammettere che l’idea della ricarica in movimento ha un fascino enorme, in quanto permetterebbe ai veicoli a basse emissioni di percorrere lunghi tratti di strada e autostrada senza doversi fermare: una soluzione che consentirebbe alle auto elettriche di conseguire un’autonomia maggiore, andando a colmare il gap con quelli ‘tradizionali’ e rendendole più abbordabili e convenienti per i cittadini.

Ma come funziona, in concreto, la tecnologia “charge-as-you-drive“? Nel corso dei test effettuati da Highways England, al di sotto del manto stradale saranno installate sia delle apparecchiature in grado di replicare le condizioni autostradali che dei cavi elettrici; questi ultimi genereranno dei campi elettromagnetici, che saranno raccolti da una bobina e convertiti in energia elettrica. I veicoli in movimento verranno così ricaricati via wireless, grazie a dei dispositivi appositamente installati a bordo.

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La possibilità di ricaricare veicoli a basse emissioni mentre sono in movimento offre prospettive molto interessanti.” – ha dichiarato Andrew Jones, Ministro dei Trasporti del Governo britannico – “Il Governo ha già stanziato 500 milioni di sterline per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di mantenere la Gran Bretagna all’avanguardia sul fronte di una tecnologia che contribuirà a creare posti di lavoro e che favorirà la crescita dell’intero settore.”

Per quanto innovativo, il progetto portato avanti in Regno Unito non tuttavia è il primo nel suo genere: già nel 2013, una città della Corea del Sud ha realizzato ben 12 km di corsie che permettevano agli autobus equipaggiati con appositi dispositivi di essere ricaricati in movimento.

E, mentre si attende che Highways England diffonda ulteriori dettagli, non sono mancate delle voci critiche, che mettono in dubbio la convenienza economica della tecnologia “charge-as-you-drive“, in un momento in cui le case automobilistiche stanno compiendo importanti passi in avanti per garantire una maggiore durata delle batterie.

 

Ha senso fare delle prove, e naturalmente la tecnologia funziona.” – ha commentato in proposito Paul Nieuwenhuis, direttore delle Electric Vehicle Centre of Excellence della Cardiff Business School – “Ma sembra un progetto molto ambizioso. Il costo è il problema maggiore e non sono convinto che ne valga la pena. La tecnologia delle batterie sta migliorando, basti pensare agli obiettivi raggiunti da Tesla negli ultimi anni, che apportano continui miglioramenti sul fronte della durata. Per questo, non sono sicuro che ci sia effettivamente bisogno di un progetto simile.

 

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Immaginate di guidare un veicolo elettrico e di non dovervi mai fermare per ricaricarne le batterie, perché queste si ricaricano proprio mentre guidate, grazie alle particolarissime caratteristiche della strada che state percorrendo. Sembra utopia, e invece, grazie all’innovativa tecnologia charge-as-you-drive, che sta per essere messa alla prova nel Regno Unito, potrebbe diventare presto realtà.

Entro la fine dell’anno, infatti Highways England, la società che gestisce le autostrade britanniche, inizierà ad effettuare dei test sulla tecnologia che permette di ricaricare le auto elettriche ed ibride mentre si muovono su una corsia appositamente realizzata. I test saranno portati avanti per circa diciotto mesi, su circuiti esterni alla rete viaria pubblica.

Il progetto passerà ad una fase successiva, coinvolgendo strade e autostrade, solo dopo il 2017 e solo se i risultati conseguiti nella fase di prova saranno giudicati soddisfacenti: l’obiettivo è verificare la sicurezza e l’efficacia della tecnologia, oltre che valutare il rapporto tra i costi e i benefici.

In attesa che il periodo di prova ne confermi o meno la bontà, dobbiamo ammettere che l’idea della ricarica in movimento ha un fascino enorme, in quanto permetterebbe ai veicoli a basse emissioni di percorrere lunghi tratti di strada e autostrada senza doversi fermare: una soluzione che consentirebbe alle auto elettriche di conseguire un’autonomia maggiore, andando a colmare il gap con quelli ‘tradizionali’ e rendendole più abbordabili e convenienti per i cittadini.

Ma come funziona, in concreto, la tecnologia “charge-as-you-drive“? Nel corso dei test effettuati da Highways England, al di sotto del manto stradale saranno installate sia delle apparecchiature in grado di replicare le condizioni autostradali che dei cavi elettrici; questi ultimi genereranno dei campi elettromagnetici, che saranno raccolti da una bobina e convertiti in energia elettrica. I veicoli in movimento verranno così ricaricati via wireless, grazie a dei dispositivi appositamente installati a bordo.

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La possibilità di ricaricare veicoli a basse emissioni mentre sono in movimento offre prospettive molto interessanti.” – ha dichiarato Andrew Jones, Ministro dei Trasporti del Governo britannico – “Il Governo ha già stanziato 500 milioni di sterline per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di mantenere la Gran Bretagna all’avanguardia sul fronte di una tecnologia che contribuirà a creare posti di lavoro e che favorirà la crescita dell’intero settore.”

Per quanto innovativo, il progetto portato avanti in Regno Unito non tuttavia è il primo nel suo genere: già nel 2013, una città della Corea del Sud ha realizzato ben 12 km di corsie che permettevano agli autobus equipaggiati con appositi dispositivi di essere ricaricati in movimento.

E, mentre si attende che Highways England diffonda ulteriori dettagli, non sono mancate delle voci critiche, che mettono in dubbio la convenienza economica della tecnologia “charge-as-you-drive“, in un momento in cui le case automobilistiche stanno compiendo importanti passi in avanti per garantire una maggiore durata delle batterie.

Ha senso fare delle prove, e naturalmente la tecnologia funziona.” – ha commentato in proposito Paul Nieuwenhuis, direttore delle Electric Vehicle Centre of Excellence della Cardiff Business School – “Ma sembra un progetto molto ambizioso. Il costo è il problema maggiore e non sono convinto che ne valga la pena. La tecnologia delle batterie sta migliorando, basti pensare agli obiettivi raggiunti da Tesla negli ultimi anni, che apportano continui miglioramenti sul fronte della durata. Per questo, non sono sicuro che ci sia effettivamente bisogno di un progetto simile.

Le tecnologie legate alla mobilità elettrica, insomma, continuano a progredire: tra idee innovative e test di fattibilità, il settore sembra essere in pieno sviluppo, tanto da spingerci ad immaginare un futuro non troppo lontano in cui il numero degli veicoli a basse emissioni che circolano sulle nostre strade potrà superare quello dei veicoli più inquinanti.

 

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Esperimento scimie

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Nel 1967 il Dott. Stephenson ha condotto un esperimento in cui erano coinvolte 10 scimmie, una gabbia, una banana, una scala e uno spruzzatore di acqua gelata. Stephenson rinchiude 5 scimmie in una grande gabbia. All’interno della gabbia mette una scala e sulla scala un casco di banane.

Le scimmie si accorgono immediatamente delle banane e una di loro si arrampica sulla scala. Appena lo fa, però, lo sperimentatore la spruzza con dell’acqua gelida. Poi riserva lo stesso trattamento alle altre 4 scimmie.

La scimmia sulla scala torna a terra e tutte e 5 restano sul pavimento, bagnate, al freddo e disorientate. Presto però la tentazione delle banane è troppo forte e un’altra scimmia comincia ad arrampicarsi sulla scala. Di nuovo lo sperimentatore spruzza l’ambiziosa scimmia e le sue compagne con l’acqua gelata. Quando una terza scimmia prova ad arrampicarsi per arrivare alle banane le altre scimmie, volendo evitare di essere spruzzate, la tirano via dalla scala malmenandola. Da questo momento le scimmie non proveranno più a raggiungere le banane.

La seconda parte dell’ esperimento prevede l’introduzione di una nuova scimmia nella gabbia. Appena questa si accorge delle banane prova naturalmente a raggiungerle. Ma le altre scimmie, conoscendo l’esito, la obbligano a scendere e la picchiano. Alla fine anche lei, come le altre 4 scimmie, rinuncia a mangiare la banana senza mai essere stata spruzzata con l’acqua gelata, quindi senza sapere perché non potesse farlo.

A questo punto un’altra scimmia scelta tra le 4 originarie rimaste, è stata sostituita con una nuova. Il nuovo gruppo era composto da 3 delle scimmie iniziali (che sapevano perché non tentare di prendere la banana), 1 scimmia che aveva imparato a rinunciare alla banana a causa della reazione violenta delle altre e 1 scimmia nuova.

Qui la storia si fa interessante. La scimmia nuova, come previsto, tenta di raggiungere la banana. Come era avvenuto con la scimmia precedente, le altre scimmie le impediscono di raggiungere il frutto senza che il ricercatore dovesse spruzzare dell’acqua. Anche la prima scimmia sostituita, quella che non era mai stata spruzzata ma era stata dissuasa dalle altre, si è attivata per impedire che l’ultima arrivata afferrasse la banana.

LA CONCLUSIONE DELL’ ESPERIMENTO

La procedura della sostituzione delle scimmie viene ripetuta finché nella gabbia sono presenti solo scimmie “nuove”, che non sono mai state spruzzate con l’acqua.
L’ultima arrivata tenta naturalmente di avvicinarsi alle banane ma tutte le altre glielo impediscono: nessuna di esse però conosce il motivo del divieto!

Stephenson descrive l’atteggiamento inquisitore dell’ultima scimmia arrivata, come se cercasse di capire il perché del divieto di mangiare quella banana così invitante. Nel suo racconto le altre scimmie si sono guardate tra loro, quasi a cercare questa risposta. Il problema è che nessuna delle scimmie presenti la conosceva, perché nessuna era stata punita dallo sperimentatore per averci provato, era stato il gruppo a opporsi.
Una nuova regola era stata tramandata alla generazione successiva, ma le sue motivazioni erano scomparse con la scomparsa del gruppo che l’aveva appresa.

Se fosse stato possibile chiedere alle scimmie perché picchiavano le compagne che provavano a salire sulla scala, la risposta sarebbe stata più o meno questa: ” Non lo so, è così che si fa da queste parti!” Suona familiare?

Non smettere di indagare, di chiedere, di trovare nuovi paradigmi. Spesso il nostro modo di agire è solo il frutto di azioni che ripetiamo perché l’abbiamo visto fare da altri, senza sapere bene il perché. Cambiate le vostre abitudini. Non abbiate paura. Sfuggite al più grande esperimento sociale mai visto nella storia, quello di consumare quello che altri (gli sperimentatori) vogliono che consumiamo, quello di evitare che ci poniamo domande, che troviamo nuove soluzioni per vecchi problemi.

Bibliografia
Stephenson, G. R. (1967).

 

 

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